L’ORRORE DEL DUPLICE OMICIDIO DI POLLENA TROCCHIA- Mario Landolfi a giudizio immediato per il doppio omicidio di Sara Tkacz e Lyuba Hlyva, udienza il 15 dicembre
Giudizio immediato per il 49enne reo confesso dei due omicidi commessi a maggio nel Napoletano. Contestata anche la rapina a una terza donna riuscita a fuggire. Mario Landolfi, 49 anni, sarà processato davanti alla Corte d’Assise di Napoli per il duplice omicidio di Sara Tkacz e Lyuba Hlyva, le due donne uccise a distanza di 24 ore, il 16 e 17 maggio 2026, all’interno di un complesso edilizio abbandonato a Pollena Trocchia, in provincia di Napoli. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Nola ha disposto il giudizio immediato, accogliendo la richiesta della Procura e disponendo il passaggio diretto alla fase dibattimentale, senza udienza preliminare. La prima udienza è fissata per il 15 dicembre 2026, davanti alla terza sezione della Corte d’Assise partenopea.
L’imputato, residente a Sant’Anastasia e attualmente detenuto nel carcere di Poggioreale, ha confessato i due delitti. Dovrà rispondere anche di una rapina aggravata ai danni di una terza donna, avvicinata e minacciata con un coltello nella tarda serata del 17 maggio, dopo gli omicidi. La vittima dell’aggressione è riuscita a fuggire e ha successivamente riconosciuto Landolfi, confermando la propria testimonianza davanti al giudice.
Il provvedimento di giudizio immediato segna un passaggio decisivo nell’inchiesta coordinata dalla Procura di Nola, guidata dal procuratore Marco Del Gaudio, con l’aggiunto Giuseppe Cimmarotta e i sostituti procuratori Martina Salvati e Simone Rappucci.
A Landolfi vengono contestati il duplice omicidio aggravato dai motivi abietti e futili e la rapina aggravata dall’uso di un’arma e dalle minacce. Le contestazioni saranno esaminate dai giudici sulla base delle dichiarazioni dell’imputato, delle testimonianze e degli ulteriori elementi raccolti dai carabinieri della tenenza di Cercola e della compagnia di Torre del Greco.
Il giudizio immediato è stato disposto dal gip Giusi Piscitelli. Landolfi è attualmente assistito dall’avvocato Mario Pelliccio, mentre i familiari di Sara Tkacz sono rappresentati dall’avvocato Paolo Raimondo. Il giudizio immediato consente di procedere direttamente al dibattimento quando ricorrono i presupposti previsti dalla legge. La confessione dell’imputato non sostituisce l’accertamento giudiziario delle responsabilità, che spetterà alla Corte d’Assise.

Sara Tkacz e Lyuba Hlyva, i due omicidi nel complesso abbandonato di viale Italia
Le vittime sono Sara Tkacz, 29 anni, residente nel Casertano, e Lyuba Hlyva, 49 anni, di origini ucraine. Le due donne sono state uccise in due serate consecutive, all’interno dello stesso complesso di palazzine incompiute di viale Italia. Secondo la ricostruzione degli investigatori, Landolfi avrebbe incontrato le donne separatamente per prestazioni sessuali. In entrambi gli episodi sarebbero scoppiate discussioni relative al pagamento del compenso. Le liti sarebbero poi degenerate fino alla caduta delle vittime nei vani ascensore di due edifici differenti. L’ipotesi investigativa è che l’uomo abbia spinto deliberatamente le due donne nel vuoto. Nelle dichiarazioni rese dopo il fermo, Landolfi aveva invece fornito una versione che faceva riferimento a colluttazioni e cadute accidentali, successivamente ritenuta non credibile dal giudice.
Nell’ordinanza cautelare il gip aveva infatti considerato sussistenti le aggravanti dei motivi abietti e futili, ipotizzando anche che l’imputato potesse aver condotto le vittime nell’edificio con l’intenzione di ottenere prestazioni sessuali senza pagarle. La vicinanza temporale dei due delitti e le modalità analoghe avevano inoltre spinto gli investigatori ad approfondire la possibilità di altri episodi. Non risultano tuttavia, dalle informazioni finora verificate, ulteriori omicidi formalmente contestati a Landolfi.
La terza donna aggredita con un coltello, la testimonianza confermata davanti al gip
Un altro elemento dell’inchiesta riguarda l’aggressione denunciata da una donna di nazionalità nigeriana, che esercitava la prostituzione nella stessa zona in cui erano avvenuti i due omicidi. L’episodio risale alla tarda serata del 17 maggio, quando Landolfi, secondo la denuncia, avrebbe avvicinato la donna in strada a Pollena Trocchia, minacciandola con un coltello per impossessarsi della sua borsetta. La donna è riuscita ad allontanarsi e, nei giorni successivi, si è presentata ai carabinieri per denunciare l’accaduto. Il suo racconto è stato successivamente acquisito attraverso un incidente probatorio celebrato il 3 luglio davanti al gip del Tribunale di Nola, su richiesta della Procura. Durante l’udienza la testimone ha confermato le accuse e riconosciuto Landolfi come responsabile dell’aggressione. L’uomo le avrebbe puntato il coltello alla gola, costringendola a consegnare la borsa. La circostanza sarebbe stata confermata anche dallo stesso imputato. La testimonianza assume particolare rilievo perché descrive un ulteriore episodio di violenza avvenuto poche ore dopo il secondo omicidio. La donna è riuscita a sottrarsi all’aggressore, ma non vi sono elementi sufficienti per affermare che Landolfi intendesse uccidere anche lei.
Le testimonianze decisive di quattro ragazzi e l’arresto di Landolfi
L’identificazione di Mario Landolfi è stata possibile grazie alle segnalazioni di quattro giovani testimoni, due coppie che si trovavano all’interno di altrettante automobili nei pressi del complesso abbandonato di viale Italia. La sera del 17 maggio i ragazzi avevano notato un uomo entrare nell’edificio accompagnato da una donna. Circa venti minuti dopo lo avevano visto uscire da solo, portando con sé una borsetta. Uno dei giovani conosceva Landolfi e aveva riconosciuto il suo volto. Insospettito dal comportamento dell’uomo, aveva contribuito a far scattare l’allarme, fornendo ai carabinieri indicazioni utili per identificarlo. Uno dei testimoni aveva anche fotografato l’automobile, rendendone visibile la targa.
Gli investigatori riuscirono così a risalire rapidamente al sospettato e a rintracciarlo nella sua abitazione di Sant’Anastasia. Dopo essere stato accompagnato in caserma, Landolfi rese dichiarazioni autoaccusatorie relative ai due omicidi. Il 20 maggio il gip convalidò il fermo e dispose la custodia cautelare in carcere. Durante l’udienza l’uomo si avvalse della facoltà di non rispondere alle domande del giudice, pur rilasciando dichiarazioni spontanee.
Dopo il fermo, Landolfi aveva cercato di spiegare quanto accaduto facendo riferimento alle discussioni sul pagamento delle prestazioni sessuali e a un presunto stato di alterazione dovuto all’assunzione di sostanze stupefacenti e farmaci.
Nel corso delle dichiarazioni spontanee rese al giudice aveva affermato: «Non sono un mostro. Sono stato sempre una persona generosa e un padre di famiglia». Aveva inoltre sostenuto di non ricordare con precisione le circostanze dei delitti.
La versione delle cadute accidentali durante le colluttazioni non aveva però convinto il gip, che aveva evidenziato la gravità delle condotte contestate e disposto la permanenza in carcere. La vicenda aveva registrato un ulteriore sviluppo il 5 giugno, quando Landolfi aveva tentato il suicidio all’interno del carcere di Napoli Poggioreale utilizzando un lenzuolo. Il tempestivo intervento degli agenti della polizia penitenziaria aveva impedito conseguenze fatali. L’uomo era stato successivamente trasferito in un altro reparto e sottoposto a stretta sorveglianza.
Il processo per il duplice omicidio di Pollena Trocchia e gli interrogativi ancora aperti
La prima udienza del 15 dicembre rappresenterà l’avvio della fase processuale per una vicenda che aveva suscitato forte allarme nel territorio vesuviano, soprattutto per la rapidità con cui erano stati commessi i due delitti e per le modalità sostanzialmente analoghe.
Fin dalle prime indagini, gli inquirenti avevano cercato di ricostruire gli spostamenti di Landolfi nei giorni precedenti agli omicidi, verificando l’eventuale esistenza di altre aggressioni, rapine o episodi di violenza mai denunciati. Il procedimento che si aprirà davanti alla Corte d’Assise riguarda, allo stato delle contestazioni riportate, gli omicidi di Sara Tkacz e Lyuba Hlyva e la rapina ai danni della terza donna sopravvissuta.
Al centro del dibattimento ci saranno la ricostruzione delle ultime ore di vita delle due vittime, le dichiarazioni dell’imputato, le testimonianze dei quattro giovani che permisero di identificarlo e il racconto della donna aggredita con il coltello. Spetterà ai giudici accertare le responsabilità penali di Landolfi e valutare le aggravanti contestate dalla Procura, in un processo che dovrà fare piena luce sui due omicidi commessi nell’arco di appena 24 ore.


