Tradizione, memoria e spiritualità: “Il Presepe di Mezza Galera” è un libro intenso e veloce, dove la tecnica è il filo conduttore delle storie di Giuseppe Rizzo, un ottimo medico in pensione

E pensare che tutto ha avuto inizio dall’incontro con la professoressa Merlino, esiste e non è un personaggio fantastico intriso di magia, che siccome il piccolo Giuseppe scriveva in modo ermetico, iniziò ad assegnargli due temi a settimana, per fargli acquisire le regole della scrittura e poi la passione. Giuseppe Rizzo diventa un uomo e un medico affermato che per quasi quarant’anni ha lavorato in ospedale e non ha mai smesso di coltivare quella passione. Scrivere storie, raccontare emozioni, hanno accompagnato la sua vita da medico.

“Il Presepe di Mezza Galera” di Giuseppe Rizzo (LFA Publisher, 2025) è un racconto breve e intenso che esplora il legame tra tradizione, memoria e spiritualità. Un’opera emozionante e poetica, capace di intrecciare il piano reale con quello simbolico. Un viaggio iniziato durante il periodo del covid e proseguito con la fantasia.

“Una mattina, un raggio di sole attraverso un largo foro, penetrò dalla parte posteriore la pietra su cui stavo costruendo la casetta dei miei sogni, ed illuminò un’apertura triangolare sul lato opposto. Io, da allora, non potei più fare a meno di vederla come l’ingresso della grotta di un presepe. Non è stato facile, in periodo di covid, trovare personaggi e materiali per una costruzione delle dimensioni 1/100cm. Nello stesso periodo della natività, sarebbe nato un bimbo in quella casa, non più mia, ma di un pescatore. Il presente si sarebbe incontrato col passato. Io come costruttore divento un personaggio del presepe e nel recarmi dal pescatore, scopro che è un mio compaesano. Questo risveglia in me ricordi di gioventù. Dopo lo scampato pericolo per la vita del pescatore, continuo a lavorare per la sua casa e gli racconto di un’avventura di pesca vissuta con mio nonno”. Una pietra diventa il tesoro al pari di un amico perché da essa nascono storie, scene. Nasce il presepio di mezza galera, un libro da leggere tutto d’un fiato anche quando il dottore da spazio alla tecnica che qui è parte integrante di tutto il viaggio tra sogno e realtà tra la voglia di avere un isola tutta sua e l’impossibilità di realizzazione del sogno, che però si trasforma e l’isola diventa grotta e si anima di personaggi e anime, di storie. Un percorso quello della costruzione che il dottore lascia per poi riprendere qualche anno dopo la pensione, così da potervisi dedicarsi anima e corpo. Sì corpo, perché per scavare la pietra ci vuole forza, costanza e l’attrezzatura giusta. Il nonno Ascanio, i vecchi magazzeni (magazzini che guardano il mare) di Pisciotta, Cilento vero coast to coast, hanno reso la ripartenza ancora più affascinante. Al progetto ha preso parte anche l’architetto Gabriella Rizzo che ha consigliato il papà nella realizzazione del sogno, tecnicamente. E sentimentalmente.

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