E’ morto Salvatore Ferrara, docente appassionato di storia e filosofia al liceo, tra i fondatori del Festival della Filosofia in Magna Grecia
San Sebastiano al Vesuvio – Alla storia hai sempre preferito le storie e soprattutto hai amato e fatto amare tantissimo la filosofia, da cui partivi per approcciare qualsiasi discorso. Ma senza spocchia, senza mai usare i paroloni che si usano per non farsi capire. Mi ricordo che sei stato una delle prime persone alle quali ho confessato di non voler fare medicina all’università ma filosofia, perché in sostanza non mi avrebbe fatto piacere che dalla mia vita dipendessero quelle altrui. E tu, con uno dei più bei sorrisi che abbia mai incontrato mi guardasti e candidamente mi dicesti che “le postegge fuori al liceo Di Giacomo e la conoscenza con un professore di filosofia, sempre servono”. Non frequentavo il Liceo Di Giacomo, ero già stato bravissimo a farmi sbattere fuori dal Diaz (il famigerato “classico” di Ottaviano), ma almeno due, tre volte la settimana ci andavo in moto per incontrare una ragazza che nemmeno se ne tornava con me, ma saliva sull’autobus. lì fuori conobbi Salvatore che inizialmente mi chiese perchè non entrassi mai e quale classe frequentassi. Poi gli spiegai il motivo.
Il mitico prof di Filosofia, la storia quasi fosse un optional, non c’è più. Purtroppo è morto Salvatore Ferrara, docente di storia e filosofia al liceo e fondatore e animatore del Festival della Filosofia in Magna Grecia, una bella invenzione che ha sdoganato una materia bellissima che per convenienza di pochi è stata svilita a “difficile” ma che Salvatore e un gruppo di appassionate e appassionati hanno reso strumento in mano agli studenti per riscoprirsi anche attraverso i filosofi. Grazie Salvatore per il tuo impegno civile, culturale e assieme politico. Grazie per l’esempio, per i calici di vino bianco sorseggiati a parlare sognando città migliori, partendo dalla bellezza dei luoghi.
Grazie perchè mi hai insegnato a ballare. Nel senso che mi dicesti che non dovevo sentirmi al San Carlo, ma si usare la danza per liberarmi, un po’ come il pugilato di cui non accettavi quasi nulla. Grazie per le lezioni di empatia a teatro, senza tuta nera né la maschera. Grazie per avermi fatto ascoltare Guccini, quando al massimo ascoltavo Vasco Rossi. Grazie per un sacco di cose. Mi dispiace non averti vissuto come avremmo meritato. Ci siamo voluti bene.
Paolo Perrotta

