(VIDEO) Terra dei Fuochi Vesuviana. Il j’accuse di Padre Marco Ricci tra il silenzio e l’assenza delle istituzioni: “Dio ci perdona. L’uomo qualche volta; la Natura mai”…

Le fotografie delle vittime per tumore e leucemia ricoprono l’altare della Chiesa del S. Cuore di Gesù di San Vito al Vesuvio: frazione di Ercolano la cui contrada che si inerpica sulla salita al vulcano dovrebbe rappresentare “l’ingresso al paradiso naturalistico” del Parco Nazionale del Vesuvio; ma che oggi, invece, si presenta come una “discesa agli inferi” della Terra dei Fuochi Vesuviana.

E’ da lì, dal piccolo altare, ricoperto di foto, della “piccola” Chiesa ercolanese che Padre Marco Ricci, in occasione di una tre giorni di eventi e iniziative, religiose e culturali, da dedicare alla Madre Terra, ricorda la strage degli innocenti: bambini, giovani, adulti e anziani che hanno perso la vita nella frazione a Nord di Ercolano a causa di patologie tumorali. Nel silenzio e nell’assenza delle istituzioni il “piccolo” parroco, dal cuore e dal coraggio grandi, le cui denunce hanno permesso il ritrovamento di oltre 100 fusti tossici interrati, lancia un monito di accusa e un invito alla redenzione, a chi ha avvelenato la terra; e a chi, non denunciando, per paura o per collusione, ha contribuito all’inquinamento del territorio vesuviano.

Sono passati oltre tre anni dalla diffusione dei dati del Registro Tumoricafone” redatto a San Vito con l’aiuto del tossicologo Gerardo Ciannella (che esaminando un campione di 324 residenti della contrada ercolanese, ha riscontrato oltre 200 casi di patologie tumorali); oltre due anni dal ritrovamento dei fusti tossici a Cava Montone e Cava Fiengo (questi ultimi ritrovati a seguito delle testimonianze di un pentito); poco più di un anno dalla “passerella della Commissione Parlamentare sul Vesuvio” e dalla promessa di presidio e prevenzione da parte dell’amministrazione locale; e nulla è stato fatto dalle istituzioni per cercare quantomeno di arginare il biocidio nella zona nord del Comune degli Scavi. Le vittime e gli ammalati di cancro di questa bellissima, ma maledetta, “Madre Terra”, gridano ancora vendetta e spingono il prete ad un invito alla denuncia e al perdono per cercare di far emergere la verità sull’avvelenamento del territorio vesuviano:

Oggi ci ritroviamo in tanti per celebrare la vita. – ha detto Padre Marco Ricci – Papa Francesco dice sempre: “Dio ci perdona. L’uomo qualche volta; la Natura mai”. E allora visto che non si vuole scavare nelle cave, scaviamo nei nostri cuori… bonifichiamo le nostre coscienze. E chiediamo perdono dei nostri peccati. Tutti quanti noi, ma in modo particolare, deve chiedere perdono chi ha seppellito e inquinato le nostre terre e chi ha fatto fare ciò. Deve chiedere perdono chi sa ma tace, o perché ha paura o perché è colluso. Deve chiedere perdono chi denigra coloro che si impegnano e denunciano; chi ci dovrebbe tutelare facendo emergere la verità e non affossandola… Deve chiedere perdono chi dice che i roghi tossici nascono dall’autocombustione; chi accusa che si crea allarme e fango tra la gente; chi in consiglio comunale ha detto che diffondiamo solo notizie tossiche; chi ha anche detto che i dati della mortalità dell’Istituto Superiore di Sanità non sono attendibili; chi si piega ai poteri forti e non fa nulla per difendere la Madre Terra e i beni comuni; chi ci prende in giro con false promesse; chi preferisce l’immagine e il selfie alla nostra salute…

L’invito alla denuncia e al perdono di Padre Marco Ricci è accompagnato dalla testimonianza di due giovani donne campane: Anna Magri, madre di Riccardo di Castel Volturno, giovanissima vittima della Terra dei Fuochi, e presidentessa del comitato “Noi genitori tutti“; e Tiziana Boccone, 40enne di Castellammare di Stabia: “Sono la mamma di Riccardo, – ha detto Anna Magri – malato di leucemia a 6 mesi e morto a 22 mesi. Sono 4 anni circa che insieme a mamme come me ,che non si sono piegate al dolore, combatto per un’operazione verità. Col mio figlio siamo passati in brevissimo tempo dal seno al chemioterapico: dalla mano naturale del Signore, a quella artificiale dei macchinari. Ho vissuto in ospedale i suoi primi passi; la sua prima parola; i suoi primi dentini. Avevo promesso di riportarlo a casa, ma non ci sono riuscita. Ho scelto così un nuovo obiettivo: capire il perchè di queste morti. Perchè questa non è soltanto la mia di storia: E’ la storia di Nesia, morta a 4 anni; di Francesco che di anni invece ne aveva 9; e poi ancora di Antonio, Alessia, Alice: bambini che erano nati per vivere e che oggi, invece, non esistono più“. “Ho perso 12 gravidanze. – ha testimoniato con commozione, invece, Tiziana – Ho perso mio padre e mia madre. Nel mio corpo sono stati ritrovati metalli pesanti. Non potrò mai essere mamma: ho perso anche il  tempo per sognare. Vi supplico, nel vostro piccolo, date un contributo per far emergere la verità.

Dario Striano

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