LA SCOPERTA – Il business dei “canili d’oro” dietro il ritrovamento del cimitero abusivo dei cani nei Regi Lagni

È un esercito che ha perso la battaglia e pure la guerra. Sono in tutto 74 qualcuno  in totale stato di decomposizione e molti ancora intatti. Per fortuna non hanno segni di percosse, né di combattimenti. Non hanno ferite, ma stanno lì abbandonati in quei letti di merda che sono i Regi Lagni, unico antidoto alle alluvioni, se non fossero intasati di riufiuti di ogni tipo e spesso (e volentieri) di cemento. Assieme ai settantaquattro cani, c’erano anche dei gatti e dei conigli. Quasi un’arca di Noè al contrario, dove l’uomo non li salva gli animali, ma li sfrutta anche da morti. Lungo tutto il tratto di Regi lagni da Somma-Marigliano ad Acerra, sono state rinvenute un centinaio di carcasse tra cani, gatti e conigli appunto. Andiamo per ordine: quello nei Regi Lagni scoperto a seguito di una segnalazione anonima a Striscia la Notizia è un cimitero, abusivo di animali, quasi sicuramente il business delle lotte clandestine non c’entra niente. Dietro, quello strazio (“Una scena davvero sconvolgente, mai visto tanti cani morti tutti insieme”, ha commentato Giuseppe Caliendo, comandante della polizia municipale mariglianese), però c’è un altro business, sui cui indaga la Procura. All’istituto zooprofilattico di Portici sono cominciate le prime autopsie. E nell’inchiesta, affidata al pm Cristina Amoroso della Procura di Nola, si accavallano i misteri Oltre ai corpi dei cani, c’era anche una decina di carcasse di gatti e qualche coniglio. Un vero e proprio cimitero illegale, una discarica per cadaveri di animali che qualcuno ha pensato fossero prima o poi inghiottiti dai Regi Lagni. Gli inquirenti seguono soprattutto una pista che resta la più credibile in queste ore: quella dello smaltimento illegale di carcasse di cani e gatti morti. Un servizio, affidato attraverso appalti triennali dalle Asl a ditte specializzate con importi variabili tra i 500mila e i due milioni di euro. In Campania esistono una decina di ditte legali che si occupano di rimozione e trasporto di carcasse di animali. A loro devono rivolgersi le Asl e i canili autorizzati per affidargli i corpi da portare in strutture di smaltimento, dotate di inceneritori particolariIn Campania, esistono due ditte che bruciano le carcasse di animali: una è in provincia di Napoli, l’altra in provincia di Salerno. Ogni carcassa da smaltire vale dai 100 ai 200 euro. Il canile, o anche un proprietario privato di un animale domestico, chiama la ditta, le affida il corpo, paga, riceve una fattura e un attestato, liberandosi dell’incombenza. La ditta preleva le carcasse con i suoi camion e li porta dove andranno bruciati, pagando a sua volta il dovuto ai possessori degli inceneritori. E il cerchio è chiuso. Non c’erto in questo caso, però. Secondo le ipotesi investigative, infatti,  qualcuno potrebbe aver messo in piedi un giro di smaltimento illegale delle carcasse, con qualche canile che, per risparmiare, avrebbe abbandonato i corpi dei cani morti nell’alveo solitario a ridosso dei Regi Lagni e per non perdere i contributi Comunali (i Comuni spesso non controllano, la regolarità del processo) sull’animale morto, ne avrebbe asportato e conservato il microchip d’identificazione. C’è anche una seconda ipotesi, altrettanto avvalorata dalle indagini degli inquirenti: qualche ditta di trasporto potrebbe aver raccolto legalmente le carcasse da portare all’inceneritore e poi, per risparmiare, avrebbe preferito gettarle tra anfratti e terreni evitando le spese dell’inceneritore. Che schifo.
Paolo Perrotta
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