Verso il voto a Portici, tra doppia morale e troppi veleni. I vecchi hanno paura dei giovani
Portici – Il Governatore Fico invita a non fare “slanci in avanti”, l’Onorevole 5 Stelle Alessandro Caramiello, Fernando Farroni e Davide Borrelli (nume tutelare su tutto e tutti, sempre Leopoldo Spedaliere?) hanno messo su una specie di “campo largo” senza il Partito Democratico però, per “rilanciare Portici, rinnovando la classe politica dirigente, dimenticando che ognuno di loro ha già una certa storia nella politica locale. Dall’altra parte, che poi dovrebbe essere la tessa, secondo le ultime geopolitiche regionali e comunali a Napoli, c’è il Partito Democratico di Giovanni Iacone, Enzo Cuomo, Florinda Verde e tantissimi iscritti che fanno capo al segretario del dialogo Riccardo Zaccaro.
A Portici, sempre un po’ in “silenzio” questa volta c’è anche una coalizione di Centro Destra che riesce finalmente ad esprimere una struttura e, almeno per ora, pare voglia arrivare unito alle prossime elezioni di primavera. E poi c’è tutta una questione “morale” che onestamente di morale non ha nulla, perché se Annamaria e Pietro Cuomo, i due unici figli di Enzo Cuomo l’imperatore di Portici (visti i risultati evviva gli imperi che andrebbero esportati anche altrove) per più decadi, non possono candidarsi al Consiglio Comunale della loro città, in cui sono nati e cresciuti (senza tanti favoritismi locali, onestamente) perché lo stesso è stato sotto l’impero di un buon sindaco, a questo punto nemmeno tutti i figli di docenti universitari che degnamente (qualcuno no) hanno portato avanti i lavori di papà o di mamma avrebbero potuto fare lo stesso lavoro dei genitori. Stessa cosa varrebbe per medici, magistrati, avvocati e spazzini o dipendenti Fiat, annessi e connessi. Se la morale vale, dovrebbe valere sempre. Qui la questione è diversa. Annamaria e Pietro i figli di Enzo Cuomo e dell’ex moglie sono stimati professionisti e nonostante la giovane età, con diverse esperienze alle spalle. Enzo Cuomo e l’ex moglie infatti pare abbiano investito tanto nella formazione dei propri figli. C’è poi la passione. Crescere con un padre che fa il cardiochirurgo ti fa quasi sentire i rumorini nelle sale operatorie anche se non ci sei mai entrato. Crescere in una casa dove la politica l’ha sempre fatta da padrona, magari acuisce la passione. Di fatto sia Annamaria che Pietro sono da anni impegnati in politica, entrambi se non sbaglio da sempre nel Pd. Che c’è di male se oggi, che il papà si è dimesso per essere incaricato a fare l’assessore regionale (non prima di aver consegnato alla città uno dei lungomare più belli del Sud Italia) i “ragazzi” non facciano finalmente il grande passo, cioè confrontarsi con l’elettorato?
Certo, Annamaria Esposito, fa meno rumore di Annamaria Cuomo, ma Annamaria (Cuomo) per esempio la conoscono dentro e fuori la città per il suo impegno civile dalla parte degli ultimi, per la passione per la politica attiva e perché da tempo cura una bella rubrica giornalistica su tematiche politiche seguitissima su Instagram. Pietro, che ha la passione come il papà per il pallone, è un ultras (non violento) del Portici, tifosissimo del Napoli, un ingegnere stimato ed è conosciutissimo non solo tra i suoi coetanei in città ma anche voluto bene dagli anziani dei vari circoli, per le iniziative che ha visto fare al papà e che fa anche lui riguardo ai nonnini, che non sono solo ridotte alle sfogliatelle al Granatello. Per cui, secondo me la questione morale, qui è inesistente. Se la legge consente ai figli di fare il lavoro dei papà e l’Italia è piena di dinastie familiari, per quale motivo Annamaria e Pietro Cuomo non potrebbero candidarsi (che non significa ereditare di diritto come avveniva nell’impero) al Consiglio Comunale? Onestamente spero si candidi anche Pasquale Lippolis che ho scoperto solo dopo averne scritto essere il figlio di Antonio, altro pezzo da novanta della politica porticese ma a destra.
Di Pasquale Lippolis per esempio è un’idea bellissima: imporre le quote giovani nei consigli comunale per legge, un po’ come hanno fatto per le quote rosa e in tutta Italia. Nemmeno Lippolis è candidabile perché figlio di Antonio? Facciamo un gioco: mettiamo Annamaria Cuomo, Pasquale Lippolis e Pietro Cuomo in un lato. Chi di tutto l’arco costituzionale politico porticese si sente migliore di questi tre ragazzi? Ad una certa età e noi l’abbiamo, dovremmo imparare che morale non fa rima con opportunismi e tattiche ma filosoficamente e concretamente rappresenta una scelta tra i concetti di bene e quelli di male, il plurale non è un errore ma voluto. Cosa c’è di amorale (il contrario di una condotta morale) se Annamaria e Pietro Cuomo, assieme a Pasquale Lippolis magari (ragazzi che hanno passato la loro vita a studiare e oggi a lavorare) volessero candidarsi al Consiglio Comunale di Portici? Alla nostra età andrebbe fatto un altro ragionamento: perché tutto questo accanimento? Mettetevi nei loro panni e convivete con le ansie da aspettative e prestazione che soprattutto nei due figli di Cuomo si innescano in queste elezioni. Potenzialmente, ammesso si candidino entrambi (diventerebbe un caso mediatico, non morale nazionale) potrebbero essere i più eletti, come per anni lo è stato Davide Borrelli, figlio d’arte e di preferenze.
Qualcuno può dire che Borrelli figlio non sia stato un buon consigliere comunale? Penso lo sia stato anche meglio del papà e di tanti veterani, ma vabbè. Per cui fossi ai veri riformisti porticesi (tutti, anche i non esposti) farei incontrare questi giovani, assieme a chi già ha amministrato e governato la città (Florinda Verde, Fernando Farroni, Luca Manzo, Mauro Mazzone) e lancerei un appello agli altri giovani porticesi per una città che continui a crescere. Possibilmente anche con una sola morale.
Paolo Perrotta


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