Allo Spring Break Festival col mitico Tony Tammaro che si racconta: “Devo tanto a Patrizia che oggi sarebbe una milf col labbrone, ma sono andato avanti: questa è l’epoca dello psicologo e dell’autoanalisi”
Per molti Millennials, nati tra i primi anni ’80 e la metà dei ’90 — soprattutto i più giovani, compreso chi scrive — l’accoppiata Melevisione–Tamarradio ha segnato un immaginario preciso: quello dei pomeriggi sospesi tra realtà e rappresentazione, tra ciò che si è e ciò che si prova a diventare.
È anche da lì che prende forma il primo dei #PuntiDiSvista dedicati allo Spring Break Festival, che non poteva non incrociare il percorso del Maestro Tony Tammaro , tra i principali esponenti della canzone satirica napoletana. Un artista capace, nel tempo, di trasformare la “tamarraggine” — intesa come tensione continua verso modelli di alta classe, spesso solo immaginati — in uno strumento di racconto, osservazione e, in fondo, consapevolezza.
Maestro, chi è oggi Patrizia?
Patrizia l’ho scritta 36 anni fa, quindi in questo momento è una mi***ona di 36 anni, sempre vestita di leopardato, sempre attraente, perché certe donne sono attraenti, pure a 65, pure a 66 anni, soprattutto quelle che hanno i labbroni grandi, che ti provocano continuamente. Vabbè l’ho persa di vista Patrizia, anche perché nel frattempo mi sono dedicato anche ai Super Santos, ad altre attività tipo gli ApeCar che si rovesciano però Patrizia è sempre nel mio cuore, anche perché ricordatelo prima di cantare la canzone di Patrizia io ero povero, dopo che ho cantato Patrizia lo ero un po’ meno e quindi io adoro Patrizia come canzone.
Tra gelosie, equivoci e piccole dinamiche quotidiane, i suoi personaggi sembrano spesso un passo indietro rispetto alla felicità: è sfortuna o una forma tutta napoletana di consapevolezza?
Bella domanda! Eh sì ho cantato proprio gli sfigati, non dico i looser ma quelli che qualsiasi cosa fanno ci sta sempre un dettaglio per cui alla fine sfuma tutto, perché alla fine la vita è fatta anche di questo. Normalmente i cantautori cantano l’amore, gli amori eterni, ma gli amori a volte finiscono anche per una mutanda lasciata appoggiata sul lavandino,tanti amori finiscono proprio così in tribunale.
Oggi siamo tutti un po’ performer della nostra vita: secondo te il “tamarro” recita di più o ha finalmente capito che può essere sé stesso, senza filtri?
Oggi sono tutti senza filtri. Una volta il tamarro aveva una certa vergogna nel mostrarsi tale, oggi sono proprio le trasmissioni che ti danno la possibilità di mostrarti per quello che sei. Ho visto in trasmissioni serissime tipo Forum gente che in tribunale dice “io me so inca**ato” , ” io ho menato”, la gente neanche in tribunale riesce ad avere contegno quindi tutti oggi tirano tutto fuori con questa storia di essere veri, e forse la verità é proprio questa, che in fondo in fondo siamo tutti tamarri.

Maestro, in un presente in cui la televisione sembra sempre più orientata verso contenuti di cronaca, è utopistico immaginare uno spazio di spensieratezza come lo è stato Tamarradio? E, se non in TV, può essere il web il suo nuovo spazio naturale?
Il web è super affollato soprattutto TikTok ha dato la possibilità anche a pescivendoli, pizzaioli, parrucchieri di diventare divi, quindi c’è un super affollamento. La televisione ti mette sempre in seconda serata se non in terza serata perché pare che ridere non sia una cosa buona, bisogna invece piangere, soffrire, immedesimarsi nei guai degli altri e quindi c’è veramente poco spazio per la comicità. Il mio spazio l’ho ricavato grazie ai dischi che sono un tipo di supporto che va in giro ma si ascolta, se dovessi fare oggi qualche Tamarradio mi dovrei andare a cimentare nell’agone dei tiktoker ma la cosa non mi va anche perchè la gente skippa, ha bisogno di battute veloci e non le so fare, quello che so fare sono i dischi e continuo a fare quello.
In una platea ricca di giovani come quella dello Spring Break Festival, giovani che oggi sembrano incontrare maggiori difficoltà nel relazionarsi, come racconterebbe l’amore con il suo sguardo tamarro?
Beh qualcosa la devo scrivere perché, me compreso che sono un boomer, siamo tutti dipendenti da uno psicologo, da una chat, da un’intelligenza artificiale che ci analizza. Tra le tante epoche, io ne ho vissute tante di epoche, ho vissuto diversi decenni. Ci sono sicuramente delle fasi di transizione. Per me nulla è assoluto. Questa è l’era dello psicologo, dell’autoanalisi e dell’intelligenza artificiale.
Forse è proprio in questo equilibrio sottile tra ironia e realtà che il racconto di Tony Tammaro continua a trovare il suo spazio, con uno sguardo che resta, paradossalmente, tra i più lucidi. Perché dietro l’eccesso, dietro l’ironia, c’è ancora la possibilità di leggere qualcosa di autentico. E forse, proprio come allora, il punto non è tanto capire se siamo cambiati davvero, ma riconoscere quanto, sotto la superficie, continuiamo a inseguire — senza sosta — il bisogno di essere visti.
Alessandro Piro


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