Maltrattamento all’infanzia, Rossi-Doria: «Il modello del progetto RESTART. Nuove alleanze tra Terzo settore ed enti pubblici sono vincenti al contrasto del fenomeno»
Prevenire il maltrattamento infantile prima che accada, curare chi lo ha subito e proteggere i bambini attraverso una rete stabile di servizi, scuole, sanità e giustizia. È il messaggio emerso dal convegno promosso da Fondazione Eos ETS «Maltrattamento all’infanzia: buone pratiche di prevenzione e cura», che si è svolto mercoledì 14 ottobre al Polo dello Shipping di Napoli a conclusione del progetto RESTART, sostenuto da Con i Bambini Impresa sociale. Al centro della giornata, il richiamo di Marco Rossi-Doria, presidente di Con i Bambini, intervenuto con un videomessaggio. Rossi-Doria ha espresso una valutazione positiva del progetto e ha indicato in RESTART un modello replicabile, capace di generare nuove alleanze con il settore pubblico.

L’evento, accreditato dall’Ordine degli Assistenti sociali della Regione Campania, ha riunito istituzioni, esperti internazionali, magistratura, università, servizi sociali e scuola. Le sessioni sono state moderate da Maria Domenica Cozzolino (Cooperativa Irene ‘95), Tania Castellaccio (Cooperativa sociale Dedalus) e dalla professoressa Giulia Savarese (Università degli Studi di Salerno), rappresentanti delle organizzazioni partner di progetto insieme a Fondazione Eos ETS, Cooperativa sociale L’Orsa Maggiore, Asl Na1 Centro, Fondazione Ferraro, Cooperativa sociale Specchio magico.
Nei saluti istituzionali, la vicepresidente del Senato Mariolina Castellone ha sottolineato il valore dell’ascolto dei bambini e del lavoro di rete come risorsa preziosa. Il segretario generale dell’Istituto Giuseppe Toniolo, ente capofila del progetto, Enrico Fusi, ha rimarcato l’importanza di dare continuità alle azioni avviate con il progetto RESTART, sottolineando come la tutela dei minori vittime di maltrattamento richieda un impegno condiviso e costante. «La conclusione di un progetto non può coincidere con la fine di ciò che ha avviato. È fondamentale consolidare le relazioni tra istituzioni, servizi, scuole e Terzo settore, affinché la protezione dei bambini e la prevenzione della violenza diventino parte integrante e stabile del sistema territoriale di intervento». Fusi ha, inoltre, evidenziato il valore del lavoro svolto in rete dai partner del progetto, che ha permesso di integrare interventi clinici, attività di prevenzione e percorsi di formazione rivolti ai professionisti. Un’esperienza che rappresenta un patrimonio da valorizzare e rafforzare nel tempo, affinché le buone pratiche sperimentate possano tradursi in risposte concrete e durature per i minori e le famiglie più vulnerabili. L’obiettivo, ha sottolineato, è promuovere un sistema integrato in cui istituzioni, scuola, servizi sanitari e sociali e Terzo settore collaborino stabilmente, mettendo al centro il benessere dei bambini e la cultura del Child Safeguarding.

Annarita Manzo, coordinatrice di RESTART, ha chiesto che la chiusura del progetto rappresenti in realtà una riapertura: «Per crescere un bambino ci vuole un intero villaggio», ha ricordato, definendo miope l’ottica di chi lavora da solo e indicando nel lavoro di rete un fattore di protezione. La psicoterapeuta Monica Romei ha raccontato l’esperienza di contrasto al maltrattamento e all’abuso, illustrando un approccio che unisce il lavoro trauma informed con i bambini e un sostegno alla genitorialità vulnerabile basato sulle risorse. Attraverso un caso clinico, ha evidenziato la necessità di competenze specialistiche e di professionisti resilienti.
Sul fronte internazionale, Myriam Caranzano (Fondazione della Svizzera italiana per l’Aiuto, il Sostegno e la Protezione dell’Infanzia, ISPCAN) ha richiamato la figura del «testimone benevolo» di Alice Miller e i dati sul fenomeno: un bambino su due subisce maltrattamenti, mentre l’abuso sessuale riguarda una donna su cinque e un uomo su sei. Più esposti i bambini da 0 a 3 anni e quelli con disabilità. Le conseguenze, secondo l’OMS, vanno dal disturbo post-traumatico alla depressione, dalle dipendenze alle malattie, fino agli effetti sullo sviluppo del cervello. Con la prevenzione primaria, ha spiegato, la violenza si può ridurre dal 20 al 50%, come indicano le sette strategie del programma INSPIRE.
Arianne Struik, direttrice dell’Institute for Chronically Traumatized Children e ideatrice dell’approccio Sleeping Dogs, ha spiegato che il trauma lascia segni anche sul corpo e che occorre «svegliare i cani che dormono», con motivazione, preparazione, sicurezza esterna e interna e sostegno all’elaborazione. Teresa Bertotti (Università di Trento) ha presentato uno studio pilota sulla partecipazione dei care leaversche hanno preso parte al disegno di ricerca: gli interventi di protezione dalla violenza intrafamiliare hanno un impatto decisivo sulla vita degli intervistati poiché interrompono il maltrattamento e garantiscono contesti sicuri dove ricominciare un percorso di crescita, ma vengono percepiti come ancora troppo tardivi rispetto alla cronicità delle esperienze di violenza subite.
Marianna Giordano, presidente CISMAI, ha invitato a superare le polarizzazioni, curando i bambini e sostenendo insieme le madri vittime di violenza. Citando la III Indagine CISMAI–Terre des Hommes, il Dossier Indifesa e l’Indice Cesvi, ha segnalato un aumento del 58% dei bambini maltrattati dal 2018 e la carenza dei sistemi di tutela, specie al Sud. Cinque le priorità indicate: impegno pubblico, centralità della persona, approccio multi-agency, child safeguarding policy e un ciclo completo di prevenzione, protezione e cura.
Nella tavola rotonda, la presidente del Tribunale per i Minorenni di Napoli Paola Brunese ha indicato l’obiettivo di rendere il tribunale un luogo accogliente per l’ascolto dei bambini, riducendo tempi di attesa e istituzionalizzazione. L’assessora di Torre del Mariateresa Sorrentino ha raccontato come il Comune sia riuscito a coinvolgere bambini e bambine delle scuole primarie nei percorsi Come i Porcospini, grazie a RESTART, includendo anche insegnanti e genitori. Per l’Ambito N.18, (Casoria, Casavatore, Arzano), la dottoressa Tullia Di Mauro ha riconosciuto RESTART come un faro della prevenzione oltre che una risposta concreta al bisogno di servizi specialistici.
La pediatra Claudia Mandato (Università di Salerno) si è chiesta perché i pediatri non segnalino, indicando nella formazione universitaria e specialistica la risposta e nella pediatria di famiglia, gratuita e di prossimità, un’enorme opportunità di diagnosi precoce. La dirigente scolastica Rosa Cassese (IC Cimarosa di Napoli) ha chiesto progettualità stabili e non legate ai soli finanziamenti, e un collegamento più efficace tra scuola, servizi sociali e tribunale.
Nelle conclusioni, il presidente di Fondazione Eos ETS Domenico Costantino ha messo in guardia dal rischio di discontinuità e frammentazione, chiedendo una centratura regionale sul tema e un percorso che riapra il sistema e dia continuità al lavoro svolto.

