La Procura chiede 240 anni per le cellule vesuviane dei Mazzarella: Michele ‘o Fenomeno comandava dal carcere, la base logistica al Parco Fiordaliso di Somma Vesuviana

Somma Vesuviana – Vesuvio connection tra estorsioni e gestione di piazze di spaccio. Una sorta di vero e proprio cartello criminale con a capo il mega clan napoletano e nell’hinterland vere e proprie organizzazioni militari con un reggente che agisce in autonomia e fa capo al boss. Dopo le confessioni secche, i memoriali difensivi depositati agli atti e gli appelli alla clemenza, il processo di primo grado sul vasto traffico di stupefacenti che avrebbe attraversato l’area orientale di Napoli entra nella sua fase decisiva. Col rito abbreviato (gip Bardi), 14 imputati su 21 hanno ammesso le proprie responsabilità, puntando al riconoscimento delle attenuanti generiche e a una riduzione di pena. Hanno confessato: Raffaele Anastasio, Fabio Annunziata, Antonio Baia, Clemente Correale, Enzo Cuozzo, Roberto De Bernardo, Rosario De Bernardo, Clemente Di Cicco, Salvatore Esposito, Alessandro Lanzone, Salvatore Lanzone, Michele Mazzarella, Carmela Miranda e Francesco Scurti.

L’indagine dei Carabinieri del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna ha svelato l’esistenza di due distinte associazioni criminali, formalmente autonome ma entrambe riconducibili al clan Mazzarella, attive nel traffico di droga e nelle estorsioni. Al centro del sistema, come ricostruito nelle oltre 250 pagine dell’ordinanza cautelare firmata dal gip Leda Rossetti, c’è Michele Mazzarella (nella foto a lato) , detenuto nel carcere di Siracusa, ritenuto il garante del monopolio criminale sull’area vesuviana. Dal carcere, secondo l’accusa, Mazzarella autorizzava le piazze di spaccio, gestiva i canali di approvvigionamento e incassava pagamenti settimanali destinati al sostentamento del clan e dei detenuti. Cuore operativo del traffico era il Parco Fiordaliso di via San Sossio a Somma Vesuviana, il “parco dei napoletani” dove venivano smerciate cocaina, crack, kobret, hashish e marijuana.

Secondo i pubblici ministeri dell’accusa, la piazza era gestita da Rosario De Bernardo, fratello di Vincenzo ucciso in un agguato di camorra nel 2015. Dopo l’arresto di Salvatore Di Caprio, detto Totore, la gestione viene riorganizzata con il placet di Mazzarella attraverso video chiamate dal carcere. Accanto a De Bernardo operano Clemente Correale e il nipote Roberto De Bernardo, mentre altri spacciatori, pur gestendo piazze autonome, versavano una tangente settimanale tra i 400 e i 500 euro o si rifornivano stabilmente dal gruppo dominante. Parallelamente emerge il clan Anastasio, attivo invece a Sant’Anastasia e guidato da Raffaele Anastasio, detto Felice. Anche questo gruppo opera con il consenso dei Mazzarella, con cui — come emerge dalle intercettazioni — mantiene un contatto diretto a mezzo telefono.  Il sodalizio si occupa non solo di droga, ma anche di estorsioni, assistenza agli affiliati detenuti e controllo del territorio. Emblematico il summit del 6 febbraio 2024, intercettato nell’abitazione di Rosario De Bernardo, in cui Anastasio definisce i Mazzarella “la Famiglia” e “i fratelli nostri”. Secondo la Dda, si tratta di una struttura camorristica stabile, gerarchica e intimidatoria, capace di imporre regole, risolvere conflitti e persino dirimere controversie private, come dimostrano alcune registrazioni ambientali. “Il carisma di Anastasio e il ruolo apicale dei vertici emergono anche dai rituali mafiosi documentati, tra cui il “bacio sulla bocca” tra affiliati, gesto simbolico tipico della tradizione camorristica” si legge negli atti. Al termine della requisitoria, il pm Visone della Dda di Napoli ha formulato richieste di condanna per complessivi oltre 228 anni di reclusione.

Elenco delle singole richieste di condanna

ANASTASIO Raffaele, detto “Felice” – 9 anni

ANNUNZIATA Fabio, detto “Masaniello” – 18 anni

BAIA Antonio – 8 anni

BARRA Antonio – 10 anni e 8 mesi

BOVA Rosa – 12 anni

BUONOCORE Ferdinando, detto “Bombolone” – 8 anni

CILIBERTI Luigi – 8 anni

CIVITA Fabio, detto “Zoccola nera” – 12 anni

CORREALE Clemente – 13 anni e 4 mesi

CUOZZO Enzo – 5 anni e 4 mesi

DE BERNARDO Roberto – 8 anni

DE BERNARDO Rosario – 18 anni

DI CAPRIO Salvatore, detto “Totore” – 18 anni

LANZONE Alessandro – 6 anni e 6 mesi

LANZONE Salvatore – 7 anni e 10 mesi

MARTINIELLO Carmine, detto “’o Cavallaro” – 12 anni

MAZZARELLA Michele, detto “’O Fenomeno” – 18 anni

MENNA Antonio – 8 anni

MIRANDA Carmela – 18 anni e 4 mesi

SCURTI Francesco – 9 anni

ESPOSITO Salvatore, detto “Cioccolata”

Nel collegio difensivo gli avvocati Sergio Lino Morra, Domenico Dello Iacono, Giuseppe Milazzo, Immacolata Romano, Rosario Arienzo, Antonio Sorbilli e Leopoldo Perone

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