LA CAMORRA ALL’OMBRA DEL VESUVIO – Hanno lo stesso cognome ma si fanno la guerra: i retroscena degli arresti dei carabinieri e i nomi degli arrestati

Hanno lo stesso cognome, non sono parenti ma acerrimi rivali. L’operazione dei carabinieri che stamattina ha sgominato la camorra Poggiomarino, ha in due uomini i capisaldi del malaffare locale. Uno, messo lì dal boss defunto Mario Fabbrocino: Antonio Giugliano ‘o savariello, l’altro il suo rivale Rosario Giugliano ‘o minorenne. Storico sicario del clan Galasso, Rosario Giugliano è tornato a Poggiomarino a partire dal 2016 fruendo dapprima di alcuni permessi premio e poi ottenendo la liberazione al termine di una lunga pena detentiva e in poco tempo aveva deciso di diventare l’unico ras della città ed estendersi a tutto l’agro nocerino sarnese, contrastando il potere dell’altro Giugliano che a capo di Poggiomarino fu messo dal super boss della Nuova Famiglia Mario Fabbrocino ‘o gravunaro. ‘O minorenne in poco tempo ha saputo ingraziarsi i Moccia di Afragola e ha stretto legami con i Batti di San Giuseppe Vesuviano e i Ferraiuolo di Pagani. Per un certo periodo di tempo, da detenuto ha impartito gli ordini dal carcere attraverso la sua compagna, per poi gestire in prima persona le sorti della cosca che nel frattempo era quasi riuscita ad essere egemone in città, specie per i traffici di stupefacenti, fornitigli, secondo gli inquirenti principalmente dal clan Formicola di San Giovanni a Teduccio.

I carabinieri hanno scoperto anche che il figliastro del boss, discreto cantante neomelodico locale Alfonso Manzella (alias Zuccherino), nella foto a a lato) usava le sue canzoni per minacciare gli avversari e creare proseliti alla cosca, nonché offendere magistratura e forze dell’ordine. L’altro clan Giugliano, quello gestito da Giuseppe perché Antonio il boss messo al comdando da Fabbrocino è in carcere aveva invece legami con le cosche calabresi delle ndrine, specie con quella temutissima dei Pesce-Bellocco della Piana di Gioia Tauro, pronti a sostenerli militarmente e ad apprivigionarli di droga. Agli arresti sono seguiti anche sequestri di beni.  Le indagini patrimoniali, estese ai nuclei familiari degli indagati GIUGLIANO Rosario, VIESTI Domenico, CAPUTO Teresa, VORRARO Francesco, OREFICE Giovanni, IERVOLINO Antonio, IERVOLINO Salvatore Tommaso, MANZELLA Alfonso, MINGO Giuseppe, DE MICHELE Francesco, NAPPO Mario, GIUGLIANO Giuseppe Giuliano, DE Filippo Adriano, SORRENTINO Cristian e PISCIOTTA Elia hanno consentito di evidenziare l’effettiva sussistenza di disponibilità economiche e flussi monetari con reinvestimenti, anche immobiliari, ritenuti sproporzionati ai redditi dichiarati, documentando le sperequazioni risultanti al momento di ogni singolo acquisto e quella maturata negli anni.
Sulla base delle risultanze investigative, è stato pertanto emesso un decreto di sequestro preventivo relativamente a beni mobili (7 autoveicoli e 3 motocicli), immobili (14 appartamenti e 8 terreni), rapporti finanziari (88 rapporti finanziari e 8 polizze assicurative), imprese (1 ramo d’azienda, 5 quote di capitale sociale nonché i beni aziendali e strumentali di 13 società), per un valore complessivo stimato in circa 50.000.000,00 euro.

 

 

 

 

 

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