Elezioni 2026 sotto il Vesuvio, tra soldati, generali, re e imperatori: si è consumata la faida politica degli “ex”
Non avevo dubbi sulla vittoria di Michele Carbone a San Giorgio a Cremano. Per due motivi, il primo legato alla figura di Carbone: una persona pacata che induce fiducia e sa come funziona la macchina elettorale, in più occasioni è risultato il più eletto. Il secondo motivo legato al primo, il suo carattere che gli permette di essere protagonista e spalla a secondo dei tavoli a cui siede col suo mentore Giorgio Zinno. Re Giorgio, perché a differenza di Enzo Cuomo che di mestiere fa l’imperatore della politica, oltre ad essere stato un buon sindaco e per l’avvio un ottimo assessore regionale (per la prima volta non napolicentrico), gestisce il consenso con autorevolezza, per la sua strada sì ma se possibile senza spargimenti di sangue. Anche se per pochissimo tempo ha fatto credere a Casa Riformista (Giampaolo Scognamiglio) di poter andare contro il Re, sono tutti rientrati allineati, coperti e massacrati elettoralmente. Perché dentro il Pd i più votati sono i generali del re, Ciro Di Giacomo e Ciro Russo, entrambi suoi acerrimi rivali e oggi pronti alla vita pur di difendere il re.
A Portici la scena è diversa. L’opposizione c’è e siccome non c’è un regno, ma un impero, alla prima occasione è pronta a fare la guerra a Cuomo, unico ed indiscusso imperatore della città del mare che nonostante la sua piccola estensione sta diventando sempre di più quello che le città di mare devono essere: belle e sognanti.
A sostenere Fernando Farroni (più volte nell’esecutivo Cuomo ma sempre bramante del ruolo a capo dell’impero) due ex soldati dell’esercito di Cuomo: Maurizio Capozzo, avvocato penalista di successo, giornalista e anche ottimo assessore alla sicurezza quando il sindaco era Cuomo e Carlo Tarallo, giornalista politico arguto, che qualche anno fa ha ricoperto l’incarico di portavoce e ufficio stampa del sindaco Cuomo. A loro pare sia venuta la trovata, un po’ vetusta, dell’intervista alla sedia vuota ad un confronto per candidati a cui ha fatto bene a non partecipare Claudio Teodonno e non per opportunità ma per valore della cosa in sé. (Vi invito a guardarlo online). Non sono bastate le gestualità accentuate (da troppo movimento oscillante della gambe) dallo staff di Nicodemo per Farroni a bucare lo schermo. Teodonno che non è telegenico, è stato veloce, chiaro e poco autocelebrativo. Certo, a Portici governa Cuomo da una vita ed è vero che la Leucopetra incide non poco sulle scelte economico, sociali e politiche della città, ma anche dal punto di vista di comunicazione, senza troppa enfasi Farroni è passato per l’impacciato che vuole fare l’anchorman. A conti fatti, devo dare ragione a Giovanni Iacone, quando non ha ostacolato la candidatura di Teodonno che sostituiva di fatto quella potenzialmente più vincente di Florinda Verde o quella dell’outsider riconvertitosi al “cuomismo” Luca Manzo. Teodonno è stato l’uomo giusto. Io per passione avrei puntato su Florinda onestamente. Non mi sarebbe affatto dispiaciuto Luca Manzo, anzi. Ma Iacone e Cuomo che la politica la sanno fare hanno scelto bene.
Sono contento che Pietro Cuomo sia tra i più eletti e dovrebbero esserlo anche i porticesi. Perché è un giovane professionista perbene a cui assieme all’educazione è stato insegnato il valore per la lealtà e la legalità. E perché avrà finalmente la possibilità di costruirsi un percorso suo indipendentemente da papà. Anche qui, sbagliando io avrei puntato su Annamaria, ma avrei sbagliato e non per il valore politico e in termini elettorali, ma perché Pietro sarebbe stato più abbinabile, mentre Annamaria no. Grandissimo Giovanni Iacone.
Un allenatore vecchia maniera che guarda ancora i video delle partite degli avversari e ne segna i profili. Certo Enzo Cuomo è sceso in campo con tutta la sua potenza elettorale e di energia, perché è ancora il più forte e carismatico dei politici nella città che guarda il mare, e non è poco. Poi la garanzia che da assessore regionale avrebbe “vigilato” su Portici che non è affatto poco, i progetti del lungomare e quelli ancora più importanti del water front senza doversi piegare nemmeno per un istante a nessuno, come fanno gli imperatori che a differenza dei re qualche volta si inchinano al potere della fede.
Sempre vista mare con la grandezza della storia degli Scavi, è stata bella le vittoria di Antonietta Garzia che avrei preferito indipendente (a livello elettorale e di alleanze) come lo è sempre stato Piero Sabbarese. Però mi piace: ho sentito qualche discorso dai social e mi sembra determinata a lasciare il segno, sostenuta da un grosso partito, dall’ex sindaco Ciro Bonajuto e da anni di esperienza nella cosa pubblica.
Sul versante interno, mi sarei aspettato una vittoria schiacciante di Nando (Ferdinando) Federico ad Ottaviano e un successo minore dell’architetto Prisco, per la prima volta capace di ricucire un centro sinistra quasi inesistente. Si andrà al ballottaggio a inizio giugno con Biagio Simonetti e non è detto che Federico-Capasso abbiano vita semplice.
A Sant’Anastasia ha vinto Mariano Caserta e al netto di troppe offese e fango in una campagna elettorale bruttissima ma mirata al risultato, non penso sia la scelta peggiore. Né condannerei l’ex sindaco Esposito per aver legalmente concesso delle possibilità a grossi imprenditori locali che di contro hanno contribuito e non poco alla crescita del pil di Sant’Anastasia, in primis offrendo lavoro. Ma in una città che dall’esterno sembra più o meno sempre la stessa, con dei picchi di peggioramento dal punto di vista della vivibilità e della sicurezza, un po’ di nuovo fa bene. Il fango anche qui, viene fuori da vecchi rapporti di vicinanza e un po’ come a Portici è quasi un consumarsi nel tempo di una vendetta postuma. Ma come a Portici non governeranno Carlo Tarallo e Maurizio Capozzo, anche a Sant’Anastasia sarà difficile vedere in giunta Francesco De Rosa e Ciro Colombrino. Tutti e quattro giornalisti che hanno collaborato alla campagna elettorale: i primi due con chi ha perso, i secondi col vincitore. Per la prima volta in consiglio comunale a Sant’Anastasia non ci sarà Peppe Maiello e onestamente, mentre lui sarà in lacrime, io sono felice. Per il suo bene si intende. Certe volte la tabula rasa serve. Potrebbe rientrare dalla finestra facendo l’assessore e forse non sarebbe male. Penso che Carmine Esposito debba guardare il dato elettorale e comprendere che i tempi cambiano e le persone pure. Il maglioncino Lacoste da sempre passepartout come il tubino per il gentil sesso, hanno perso il loro appeal. I tempi sono cambiati e quando amministri da troppi anni e ti riproponi sempre vivi quello che i politologi chiamano effetto boomerang, il potere ti torna in dietro con la stessa forza ma in direzione contraria. Avrebbe dovuto avere un erede, ma i generali (Esposito non è mai stato né re, né imperatore come Giorgio Zinno ed Enzo Cuomo) non hanno eredi. Se d’azione, sono abituati sempre ad avere nemici e a combattere fino alla morte. Che politicamente penso si sia consumata con queste elezioni. Ma siccome ha la stoffa del generale, mi auguro che la sua sia un’opposizione giusta e dalla parte della gente. Senza guerre che producono sangue e fango e in un’azione di governo anche ingolfamenti. Siccome i numeri per un eventuale ribaltone non li avrà mai, mi auguro che prepari l’uscita dalla scene con l’autoelezione a padre nobile di processi per la città Caserta mi piace, penso sia un diesel Manfredi stile. La persona giusta al momento giusto in una città ferma al palo da troppo tempo, dove almeno in campagna elettorale l’ordinario volevano venderlo per straordinario e le cose straordinarie le tenevano nascoste. Se avessi fatto una cortesia a Michele Piccolo, senza sconvolgere la città, me ne sarei vantato, per l’impatto che imprenditori danno ai territori. Ma vabbè. Carmine Esposito è morto politicamente suicida di un ego spropositato, ricco anche di contenuti ma teso più al compiacimento per l’adulazione che al confronto e alle critiche. Anche in questo Mariano Caserta penso sia la persona giusta per guidare il risorgimento anastasiano.
A Somma Vesuviana se Carmine Mocerino fosse stato arguto a defilarsi, imponendo solo la candidata la professoressa Svanera, penso avrebbe vinto al primo turno e non per penso specifico maggiore di Antonio Granato, anzi. Ma per un principio di restituzione che con ceti poteri politici non è più la corrispondenza del voto. In sostanza Mocerino ha avuto una geniale idea, ma doveva farsi da parte. Spero al ballottaggio vinca lo stesso per un fatto di novità. Con Granato direttamente o indirettamente ci sono gli attori protagonisti del fallimento di una città che avrebbe potuto fare tantissimo ma si è distrutta da sola. Salverei solo il candidato a indaco e qualcun altro. A Peppe Nocerino sta bene il ruolo dell’underdog, ma a differenza della presidente Meloni, la sua politica non vince.
Auguri ai sindaci. Siate onesti, che non significa essere disonesti. Da questo punto di vista i nostri territori sono fortunatissimi. Onesti con voi stessi e con la città.
Paolo Perrotta


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