Di Bella – Sansone sul palco del Bolivar incantano tutti con “Canzoni alla mano”

“Sul palco del Teatro Bolivar, sala dalla forte vocazione musicale nel quartiere napoletano di Materdei, “Canzoni alla mano”, evento prodotto da Nu’Tracks, ha preso forma come qualcosa di diverso da una semplice esibizione: uno spazio essenziale in cui Dario Sansone e Francesco Di Bella, tra musica, chiacchiere e aneddoti, hanno riportato le canzoni a una dimensione più diretta e spontanea. I due artisti hanno attraversato parti differenti dei propri percorsi musicali, attingendo con naturalezza tanto ai repertori solisti quanto all’esperienza maturata all’interno di gruppi centrali della scena musicale partenopea, rispettivamente Foja e 24 Grana. Da “L’attenzione” a “’O sciore e ’o viento”, passando — tra le altre — per “Uno vicino a ’nato” e “Kevlar”, la scelta dei brani ha restituito la varietà di un percorso ancora vivo, attraverso una formula volutamente essenziale.

Un approccio che ha riportato centralità anche a ciò che precede la nascita delle canzoni: il confronto, l’urgenza della scrittura e il processo creativo, aspetti emersi nel corso della serata anche attraverso la condivisione dei block-notes originali dei due artisti. Nel corso dell’evento hanno trovato spazio anche gli artisti cresciuti attraverso i laboratori di songwriting condivisi negli anni da Sansone e Di Bella. Ospiti che hanno portato sul palco i propri brani: prima Verrone con “Acqua passata”, poi Spina con “Tuono”, infine Faderica con “Me lo dovevi dire”. Presenze che hanno rafforzato l’idea di una musica vissuta come confronto, scambio e ricerca continua. Sul palco il dialogo tra i due artisti è apparso naturale, costruito sulla capacità di lasciare convivere esperienze differenti all’interno di uno stesso racconto, con le canzoni che hanno finito quasi per richiamarsi tra loro senza perdere coerenza emotiva. In una dimensione teatrale come quella del Teatro Bolivar, anche il rapporto con il pubblico ha assunto contorni più intimi e narrativi. Non il semplice ascolto frontale di un concerto tradizionale, ma una forma di scambio diretto fatta di pause, racconti e silenzi condivisi. In più momenti la sensazione è stata quella di assistere non tanto a uno spettacolo costruito attorno alla performance, quanto a un racconto musicale condiviso, capace di coinvolgere emotivamente la sala. Quella andata in scena non è sembrata quindi soltanto una serata costruita attorno alle canzoni, ma anche un modo per riportare la musica a una dimensione live, concreta e condivisa, come dimostrato dal saluto finale che ha riunito sul palco artisti e ospiti sulle note dell’iconica “’E Kose Ka Spakkano”.

Alessandro Piro

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