Il sindaco di Pomigliano d’Arco, Lello Russo nel mirino della Procura di Nola: a inizio gennaio 2027 il processo
Il sindaco di Pomigliano d’Arco, Raffaele “Lello” Russo, è stato rinviato a giudizio per due episodi di presunta tentata concussione. La decisione è stata presa dal giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Nola, Gemma Sicoli. Le contestazioni riguardano due vicende distinte: la vertenza di tre lavoratori della clinica San Felice e i controlli su alcuni cantieri edilizi. Il primo episodio riguarda le presunte pressioni sull’europarlamentare Aldo Patriciello, proprietario della clinica, per ottenere il reintegro di tre dipendenti licenziati. Secondo la ricostruzione accusatoria, l’intervento del primo cittadino avrebbe oltrepassato i limiti di un’iniziativa istituzionale a tutela dell’occupazione.
Il secondo filone riguarda Andrea D’Ambrosio, comandante della polizia municipale (nella foto sopra) la Procura ipotizza che il sindaco abbia tentato di ostacolare verifiche su cinque cantieri edili. Sarà il processo a valutare la fondatezza delle contestazioni e il significato delle conversazioni richiamate nell’inchiesta. Raffaele Russo, ultra ottantenne, al settimo mandato nella sua carriera che annovera anche un seggio al Senato, respinge le accuse. Sul caso dei lavoratori ha sostenuto di “essersi mosso per tutelare tre posti di lavoro”. Il suo legale, Gian Mario Sposito, ha evidenziato che l’aggravante del metodo mafioso, inizialmente contestata nella vicenda dei licenziamenti, è caduta. In relazione al caso D’Ambrosio, la difesa sostiene che una registrazione non documenterebbe minacce e intende far valere questa ricostruzione in giudizio.
“Il procuratore di Nola Marco Del Gaudio e la pm Francesca Paola Colonna Romano lo accusano di aver minacciato l’europarlamentare leghista Aldo Patriciello ventilando controlli e ritorsioni alle cliniche del suo gruppo, se non avesse ritirato tre licenziamenti. “Non mi far fare il delinquente”. Dieci minuti dopo, al diniego di Patriciello sui licenziamenti, Russo ha chiamato il capo della polizia municipale dell’epoca, Emiliano Nacar, ordinandogli di mandare “i cani da presa” a controllare i rifiuti delle cliniche” scrive Vincenzo Iurillo in un dettagliatissimo articolo su Il Fatto Quotidiano. “E poi c’è il filone della tentata concussione a D’Ambrosio, subentrato a Nacar: voleva avviare ispezioni su alcuni cantieri edilizi, aveva chiesto aiuto con una nota al dirigente del settore, sarebbe stato affrontato da Russo che gli avrebbe prospettato la stessa sorte di Luigi Maiello, stracciandogli la nota in faccia”. Pare che tra gli immobili da controllare ci fosse quello della figlia del sindaco

