Villa d’Elboeuf, tra fasti e miserie. Un altro incendio ha devastato la storica dimora che da sul Granatello

 

Portici – Ennesimo incendio a Villa d’Elboeuf: è accaduto il 24 Settembre, intorno alle ore 9.00. Una pattuglia della Polizia Municipale, accortasi del fumo che fuoriusciva da una delle finestre dell’ex dimora principesca, ha immediatamente avvertito i Vigili del Fuoco, accorsi prontamente sul luogo. L’incendio è stato, così, domato facilmente.  Le indagini sono ora nelle mani degli agenti di Portici-Ercolano. Sono due le piste che gli uomini del vicequestore Gaetano Froncillo stanno seguendo: l’incendio potrebbe essere stato appiccato volontariamente da una banda di “teppistelli” , o potrebbe essere il tentativo, andato poi a male, da parte di un senzatetto, di accendere un fuoco, su cui poter cuocere qualcosa. L’ex villa del conte d’Elboeuf è da tempo,infatti, divenuta una dimora per una colonia di senza tetto (perlopiù giovani immigrati provenienti dall’Europa dell’Est). I cittadini porticesi si chiedono come mai quello che dovrebbe essere un monumento storico, e un sito turistico-culturale, continua ad essere un rudere, abbandonato a se stesso. Correva l’anno 1711: Maurizio di Lorena, principe d’Elboeuf, affidò all’architetto Ferdinando Sanfelice l’incarico di costruire la sud residenza sul mare. Il principe arricchì, poi, il complesso architettonico, edificato accanto alla lava del 1631, adornandolo con bellissime statue, prodotte da alcuni scavi contadineschi, fatti sulle rovine dell’antica città di Ercolano. Il risultato fu un magnifico edificio settecentesco, che si ergeva imponente sullo splendido litorale porticese. Un edificio così maestoso, che la casata reale dei Borboni ne decise l’acquisto, nel 1742. Qualche anno più tardi, Ferdinando IV, ai piedi dell’edificio, fece realizzare, non solo, le sue private pescherie, ma anche, il cosiddetto “Bagno della Regina”: un emiciclo a due piani, con cabine disposte su una balconata a ferro di cavallo, che costituisce il primo esempio di architettura balneare presente in Italia. Le due costruzioni divennero parte integrante della Reggia di Portici. Il complesso costituiva una sorta di parco degli svaghi per i Borbone. Nel 1860, però, la Villa passò alla famiglia Bruno, e fu divisa in piccole proprietà. Oggi, l’edificio continua ad ergersi imperioso e spavaldo sul litorale, ma è ormai ridotto ad un cumulo di macerie. Nel 1993 si pensò di restaurare l’edificio, in modo da poter aprire un albergo con annesso un ristorante, un circolo velico ed un centro multimediale. Ma il progetto, improvvisamente, svanì. Nel 2003, la villa fu venduta per singole unità immobiliari. Le quote furono acquistate sulla carta, dato che, già a quel tempo, l’accesso era impedito dal pericolo di crollo imminente. I proprietari, non trovando accordi per il restauro e l’utilizzo dell’edificio, pare abbiano agito per vie legali: così la V sezione del Tribunale di Napoli ha indetto una vendita all’asta dell’intero immobile. Da allora, niente più è stato fatto per il restyling del vecchio complesso architettonico. Proteste, volantini, gruppi sul social network “Facebook”, non hanno avuto i risultati sperati: Villa d’Elboeuf continua ad essere un rifugio occasionale per senzatetto e tossicodipendenti, e meta ambita dai writers e dai vandali, che continuano a scavalcare e recinzioni, poste dal comune. Recinzioni davvero esigue e modeste. La questione è complessa: Il comune non può intervenire perché l’intero immobile è sotto il vincolo della Sovrintendenza delle Belle Arti. La Sovrintendenza, nonostante le numerose crepe strutturali, non si decide ad intervenire e ad effettuare sopralluoghi. Per quanto tempo ancora Villa d’Elboeuf continuerà ad essere un cumulo abbandonato di vecchie macerie?!
Dario Striano

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