Sant’Antonio in Frontiera: a Portici continuano i furti al convento

Sant’Antonio un convento di frontiera: non solo perchè si trova al confine tra Portici ed Ercolano, la chiesa conventuale e i frati che la curano sono da considerarsi una realtà in prima linea verso il disagio sociale. Una frontiera pericolosa, dove i frati minori fanno quotidianamente i conti con  povertà e delinquenza. Solo lo scorso mese, il convento di Sant’Antonio ha subito il furto di storici ex voto risalenti anche al ‘600, un’azione  orchestrata da chi conosceva bene la struttura e fatta in perfetto silenzio: al punto che i pochi frati che vi risiedono si sono accorti del saccheggio solo dopo alcuni giorni. Il furto è però solo l’ultimo triste episodio. Ai danni dei frati e dell’antica struttura di Portici, si susseguono da tempo minacce e atti vandalici da parte di giovani e piccoli criminali della zona. “Il furto degli ex voto rappresenta un danno al patrimonio storico della città – sottolinea padre Claudio – erano il ricordo della devozione di tanti cittadini di Portici. Confido sempre nella coscienza delle persone”. Sull’episodio stanno indagando le forze dell’ordine e il nucleo investigativo speciale della Polizia Municipale. Secondo la tradizione, nella chiesa di San’Antonio, – adiacente alla Reggia di Portici  –  sono presenti due antichi pozzi: uno aperto nella lava bituminosa da San Francesco nel 1036, l’altro oggetto di culto per un miracolo del Santo di Padova che avrebbe salvato un bambino cadutovi dentro.
Valerio Di Salle
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