Omicidio Cimminiello, mandanti ed esecutori legati agli “scissionisti “

Gianluca-Cimminiello

Era più bravo de suo cincorrente e soprattutto più coraggioso. Gianluca Cimminiello è morto come un camorrista per mano di camorra, pur essendo da sempre una persona perbene.   carabinieri di Castello di Cisterna hanno eseguito tre misure cautelari nei riguardi dei presunti mandanti dell’omicidio di Gianluca Cimminiello, il tatuatore ucciso a Casavatore cinque anni fa. Le indagini sono state coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli. Secondo quanto ricostruito dai militari dell’Arma, l’omicidio fu deciso a seguito di una lite per motivi di concorrenza. ​Gianluca Cimminiello fu ucciso il 2 febbraio del 2010 nel suo negozio di tatuaggi a Casavatore. Il tutto fu deciso in seguito a una lite con affiliati al clan degli “scissionisti” scoppiata per motivi di concorrenza tra la vittima e un tatuatore vicino al clan. A dare una svolta decisiva alle indagini sono state le dichiarazioni della fidanzata del tatuatore – oggi collaboratrice di giustizia – che era presente al momento dell’agguato mortale.
Le ordinanze sono state notificate nei confronti di Arcangelo Abete e Raffaele Aprea, già condannati perché ritenuti i promotori e i responsabili del gruppo Abete-Notturno-Aprea, che faceva parte dell’ala degli Scissionisti. Il primo sarebbe stato il mandante mentre Aprea, secondo gli investigatori, fu l’organizzatore e l’esecutore del delitto. L’ordinanza cautelare è stata eseguita anche a carico di Vincenzo Russo, già condannato per questo omicidio all’ergastolo ed ora in libertà per scadenza dei termini. Gianluca Cimminiello, che era del tutto avulso da contesti criminali, fu ucciso perché aveva avuto la colpa di aver suscitato la gelosia di un altro tatuatore, suo concorrente, dopo aver pubblicato sul suo profilo Facebook una foto che lo ritraeva in compagnia di un noto calciatore. Il concorrente si rivolse ad alcuni soggetti contigui al clan Amato-Pagano che organizzarono una spedizione intimidatoria nei confronti di Cimminiello. Ma il commando ebbe la peggio: la vittima era esperta di arti marziali e riuscì a far desistere gli aggressori. Un affronto che il clan decise di non perdonare. E così pochi giorni dopo Cimminiello fu affrontato e ucciso con due colpi d’arma da fuoco sparati a distanza ravvicinata.

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