“Napoli è simile alla città di Blade Runner”: intervista a Roberto Recchioni, sceneggiatore di “Orfani”

Battaglie futuristiche all’ombra del Vesuvio con protagonisti napoletani. È il finale della prima stagione di Orfani, edito dalla Sergio Bonelli. In questi giorni è in edicola il numero 12 che, a sorpresa, cala il protagonista della serie tra i vicoli del quartiere del Vasto. Sullo sfondo un nuovo Centro Direzionale dai tratti inquietanti. Il tutto nasce dalla penna di Roberto Recchioni, 40 anni, romano, tra i principali sceneggiatori italiani. Al suo attivo ci sono lavori con tutte le principali testate italiane, Diabolik, Topolino e Tex, oltre ad un lunga serie di graphic novel, tra cui Asso e Ammazzatine. In più ha creato John Doe, serie andata in edicola dal 2002 al 2012, per un totale di 100 albi, arrivata alla fine del suo arco narrativo. Oggi è tra gli autori di punta della Bonelli e il curatore del nuovo Dylan Dog.

Perché avete scelto proprio Napoli per il finale della prima stagione di Orfani?
La seconda stagione sarà tutta ambientata in Italia. Da qui la scelta ovvia di iniziare con Napoli. È una città che rappresenta bene quello che mi andava di raccontare dell’Italia e anche il posto giusto dove far iniziare una rivoluzione. Oltre a questo ci sono dei motivi personali: uno dei miei primi lavori si chiama Napoli Ground Zero, una storia di fantascienza ambientata nel futuro, quindi mi sono divertito ad auto-citarmi.

Chi saranno i protagonisti della seconda stagione?
Oltre a Ringo ci saranno tre ragazzini napoletani nati nelle Vele di Scampia. Giovani ribelli, o terroristi, a seconda dei punti di vista, che lotteranno contro il governo straordinario nato dopo il cataclisma che caratterizza l’inizio della narrazione. Questo governo ha sede proprio a Napoli, in un Centro Direzionale rivisto, ricostruito e gigantesco, che domina tutto lo scenario.
I protagonisti vivono su un pianeta Terra morente, da dove partono costantemente voli per il pianeta dove è ambientata la prima serie, cioè un nuovo mondo da colonizzare. L’unico modo per salire su queste astronavi è vincere ad una lotteria, di conseguenza questi biglietti sono gradatamente diventati la carta moneta della società. Si tratta di una metafora della crisi economica attuale, dove l’unica speranza sembra essere nel gioco d’azzardo.
Tutta la stagione sarà un viaggio attraverso l’Italia. Nel mondo di Orfani Roma e Milano sono state distrutte, quindi Napoli è l’unica megalopoli rimasta. Ho scelto di partire da qui perché questa città è un melting pot che non ha eguali in Italia. È tra le città più belle in termini storici e artistici ma è anche difficile, strana e a tratti molto affascinante. Penso sia il luogo italiano più simile alla città di Blade Runner.

Compariranno altri luoghi della città?
Oltre al Vasto e le Vele ci sarà anche una lunga scena ambientata nella Napoli Sotterranea, con le “anime pezzenti”. In più i lettori vedranno lo stadio San Paolo trasformato in un enorme carcere. Conosco molto bene la città e ho voluto che fosse rappresentata nel miglior modo possibile.

Napoli ospita anche il Comicon…
Sì certo, il Napoli Comicon è la seconda fiera italiana di fumetto dopo Lucca, quindi è tra le più grandi del mondo. La sua natura è tutta in divenire, oggi è una grande festa di primavera.

È possibile scrivere di fantascienza in Italia?
Fino a pochi anni fa pensavamo che non si potesse far atterrare un ufo in Italia. La verità è che per troppi anni abbiamo sofferto di provincialismo. Esempi validi di fantascienza ne abbiamo già avuti, primo tra tutti il film Nirvana di Salvatores. Penso che ormai i tempi sono cambiati: l’Italia può contenere qualsiasi tipo di storia.

Quali consigli daresti a chi vuole lavorare nel mondo dei fumetti?
Il primo è “tenere duro” perché, come tutti i settori artistici, anche quello dei fumetti è molto ristretto. Il secondo è leggere tantissimi fumetti. Chi non ha una grande passione, che sfocia nell’ossessione, non ce la farà mai.

Daniele De Somma

 

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