“Liberi di essere”, il dibattito contro l’omo/transfobia arriva in periferia

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Pollena Trocchia, Martedì 6 Maggio, aula consiliare Falcone-Borsellino.
“Durante il dibattito si è fatto il confronto tra la città e la provincia, la metropoli che potenzialmente dovrebbe essere più evoluta e il piccolo paese, vittima del provincialismo esasperato. Ecco,  penso che noi stasera abbiamo dato prova di essere una comunità matura e consapevole, una comunità responsabile”
Al di là delle formali e spesso sterili considerazioni che la politica, in generale, si riserva per eventi di questo tipo, le parole di cui sopra rappresentano invece un punto di partenza importante per comprendere ciò che è avvenuto nel piccolo comune di Pollena Trocchia. Sono le parole di un sindaco, nella fattispecie Francesco Pinto, che constata con soddisfazione la grande risposta della cittadinanza, per numero di presenze,  nei confronti di un evento delicato come può essere un convegno sull’omo/transfobia e sulle discriminazioni di genere.
Persone, in particolare ragazzi, provenienti non solo dal comune ospitante ma anche da quelli limitrofi (uno tra tutti Somma Vesuviana con i ragazzi dell’associazione “Fontana Chiara”).
Ideato dalla diciannovenne Carmen Ferrara, cittadina di Pollena Trocchia e attivista/militante LGBT (acronimo di Lesbiche Gay Bisessuali Transgender) e realizzato con il supporto del Forum dei Giovani locale, l’evento “Liberi di Essere” ha offerto l’occasione ai cittadini di ascoltare personalità di indubbia competenza in tema “omo/transfobia e discriminazioni”: la dott.essa Anna Lisa Amodeo, docente di psicologia clinica presso l’Università degli studi di Napoli Federico II, Daniela Lourdes Falanga, operatrice sociale per la cooperativa Dedalus e Antonello Sannino, presidente Arcigay Antinoo Napoli.
Dopo le consuete presentazioni da parte del presidente del Forum, Irene Passerelli, segue l’intervento dell’assessore con delega all’istruzione/cultura/pari opportunità, Margherita Romano, più volte ripresa dagli ospiti a causa dell’utilizzo “leggero” di alcuni termini male interpretati come “transessuale” o “tolleranza”. Lungi dal voler polemizzare su frivolezze, la comprensione dei vocaboli è uno dei temi principali su cui fanno perno i vari interventi, così come la necessità di un’educazione di base da trasmettere alle persone che ignorano l’importanza delle parole in un contesto sociale spesso anche indirettamente discriminato.
Si parla di didattica di genere, del rapporto con i bambini, di solitudine e sofferenza e, soprattutto, della volontà di cambiamento. La volontà di costruire una società diversa “lontana dall’eterosessimo e dall’omofobia ancora fortemente radicati nella nostra cultura” come afferma Anna Lisa Amodeo.
E così, dopo circa un’ora di racconti, esperienze e le testimonianze di chi da anni è in prima fila per la tutela dei diritti LGBT e per la lotta al pregiudizio, il dibattito arriva al momento conclusivo ma assume una dimensione inaspettata nel momento in cui, il sindaco Pinto, ritiene sia doveroso aprire una parentesi per esprimere il proprio parere a riguardo.
Parere contrastante su alcuni punti, tra cui matrimonio ed educazione infantile.
Nulla di clamoroso.
Eppure è proprio con questa parentesi che prende forma il vero momento di confronto, che vengono fuori gli attriti e le spigolosità relativi a due, forse tre, forse quattro idee differenti, un momento sì di lieve contrasto ma che è anche testimonianza di come il cambiamento sia possibile solo laddove c’è dibattito e partecipazione, purché si sia disposti ad ascoltare.

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