Truffe informatiche, nell’organizzazione i vertici del clan Mazzarella: affari da un milione di euro. Si qualificavano come agenti della polizia postale o militari dell’Arma e convincevano le vittime a disporre bonifici

Anche elementi di spicco del clan Mazzarella, come Alberto Mazzarella e Ciro Mazzarella, sono tra i destinatari delle misure cautelari eseguite questa mattina dai carabinieri del nucleo investigativo di Napoli nell’ambito di un’inchiesta su truffe informatiche realizzate in Italia e in territorio iberico dal sodalizio sgominato quest’oggi.

Sedici, complessivamente, i provvedimenti cautelari eseguiti nei confronti di altrettanti indagati, a cui si aggiungono sequestri per circa un milione di euro. A tanto ammonta il giro d’affari per i capi d’imputazione contestati: associazione per delinquere, frode informatica e accesso abusivo a sistemi informatici, reati aggravati dalle finalità mafiose.

I dettagli dell’operazione sono stati resi noti nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta in procura alla presenza del procuratore di Napoli Nicola Gratteri, dal procuratore aggiunto della Dda Sergio Amato, del comandante del reparto operativo dei carabinieri di Napoli Antonio Bagarolo e del comandante provinciale dei carabinieri Biagio Storniolo.

Le indagini, coordinate dalla Direzione distrettuale Antimafia della procura di Napoli, hanno permesso di accertare come gli autori delle azione criminali, qualificandosi come operatori antifrode, agenti della polizia postale o militari dell’Arma, convincevano le vittime a disporre bonifici per scongiurare operazioni illecite sui relativi conti correnti.

Le truffe venivano realizzate mediante attività di phishing (e-mail contraffatte) e vishing (telefonate fraudolente), attraverso le tecniche di caller Id spoofing (modificando il numero del chiamante in modo da far figurare quello dell’istituto di credito di appartenenza), inducendo così in errore la vittima, che, ritenendo di parlare con un operatore del proprio istituto di credito, rivelava dati sensibili anche attraverso l’inoltro di successivi link che conducevano a siti clone.

 

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