Respiro al fianco degli orfani di femminicidi, ‘lo Stato c’è’: il report del progetto traccia un disegno atroce di come vivono i bambini
Accompagnare gli orfani di femminicidio e le persone che se ne prendono cura. E’ questa la mission del progetto ‘Respiro – Rete di sostegno per percorsi di inclusione e resilienza con gli orfani speciali’, selezionato da Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile e realizzato dalla cooperativa sociale Irene ’95, capofila di una rete nazionale e territoriale.
I dati, presentati a Napoli in occasione dell’incontro ‘Orfani di femminicidio: lo Stato che c’è. Cinque anni del progetto Respiro’, dicono che più della metà dei bambini aveva meno di nove anni quando è avvenuto il delitto, quasi uno su tre non ne aveva ancora compiuti sei. Inoltre, nell’87,7 per cento dei casi documentati, l’autore del reato è un genitore e, al momento del delitto, più della metà dei bambini era in casa. La rilevazione raccoglie informazioni su 124 orfani, appartenenti a 78 nuclei familiari, presi in carico dal progetto in sei regioni: Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna e Sicilia.
L’indagine evidenzia come per molti orfani, la storia di violenza e sofferenza inizia prima del delitto: per l’83,1% del totale, è documentata almeno una forma di violenza o un evento stressante precedente; per il 66,9%, almeno due. Vissuti su cui si innesta il delitto a cui il 25% degli orfani ha assistito direttamente, mentre il 32% era in casa, senza essere necessariamente testimone diretto.
“Il progetto, mobilitando oltre 100 operatori, ha dato cuore e testa all’impegno dello Stato per gli orfani e i loro caregivers, individuandoli e raggiungendoli dove vivevano spesso in solitudine o addirittura in abbandono – spiega Fedele Salvatore, direttore di Respiro – spesso una legge e i suoi decreti attuativi non bastano se manca l’apporto competente e l’empatia delle persone che li rendono efficienti ed efficaci”.
L’indagine punta i riflettori anche sul ruolo centrale che svolgono i familiari degli orfani. Nella fase d’emergenza, infatti, quasi l’80% è accolto da familiari: il 64,9% dal ramo materno e solo in 18 casi da quello paterno. Il report mostra, tuttavia, che ai servizi di presa in carico che si attivano nell’immediatezza della tragedia familiare, non sempre segue un’effettiva presa in carico: 53 orfani su 110, non avevano beneficiato di interventi clinici prima dell’ingresso in Respiro. Anche l’accesso ai sostegni economici presenta difficoltà: il 45,5% dei casi documentati non ha usufruito dei benefici previsti dal decreto 71/2020. “I dati emersi dal lavoro di questi primi 5 anni del progetto – sottolinea Federica Giannotta di Terre des Hommes – dimostrano che il progetto Respiro sta incidendo sulla vita degli orfani di crimini domestici, attraverso una risposta tempestiva al reato, la messa in sicurezza dell’orfano, il suo sostegno e presa in carico all’interno di un quadro di servizi e di benefici di legge, che fino a poco tempo fa erano inaccessibili”.

