LAMORTE DEL PICCOLO DOMENICO – Gli ispettori del Ministero all’Ospedale di Bolzano, a Napoli si dimette da coordinatore del trapianto pediatrico il prof. Limongelli
Gli ispettori inviati dal ministero della Salute per acquisire i documenti relativi alla vicenda del cuore danneggiato trapiantato al bambino di Napoli sono arrivati a Bolzano. La scorsa settimana gli ispettori avevano già svolto le stesse procedure al Monaldi di Napoli. Per quanto riguarda invece l’inchiesta della Procura di Napoli, i Nas di Trento si erano recati all’ospedale bolzanino per una serie di accertamenti. I militari si sono fatti consegnare l’elenco di tutto il personale, di tutti i livelli professionali, coinvolto nell’intera procedura di espianto e trasporto del cuore. Mentre la Procura di Napoli stringe il cerchio intorno a sette indagati, emergono le ragioni dello strappo del professor Giuseppe Limongelli, che ha rassegnato le dimissioni da responsabile della gestione cardiologica pre-chirurgica.
Attraverso il suo legale, l’avvocato Gennaro Razzino, il professor Limongelli — primario dell’unità di malattie cardiovascolari rare — ha chiarito i motivi del suo addio alle funzioni di coordinamento del trapianto pediatrico. Secondo la difesa, il luminare sarebbe stato tenuto all’oscuro di ogni passaggio cruciale nelle fasi immediatamente precedenti, durante e dopo l’intervento chirurgico.
“Nessun ruolo, né informativa dai responsabili del team chirurgico”, sottolinea la nota legale, precisando che Limongelli ha seguito il bambino fino a circa un mese prima dell’operazione, per poi essere di fatto escluso dalla fase operativa. Un isolamento informativo che ha spinto il medico a dismettere l’incarico gestionale, pur restando alla guida del suo reparto, per marcare una netta distanza dalle decisioni prese nelle ore fatali del trapianto. Il cuore del problema, in tutti i sensi, risiede però nelle modalità di trasporto dell’organo.
Gli inquirenti ipotizzano che sia stato utilizzato ghiaccio secco, capace di raggiungere temperature di -80°C, al posto del ghiaccio tradizionale che garantisce l’ipotermia necessaria (tra 0 e 4 gradi). Questa scelta avrebbe letteralmente “congelato” e danneggiato l’organo, rendendolo inservibile prima ancora che venisse impiantato nel petto del piccolo Domenico. La famiglia attende ora la decisione del GIP sulla richiesta di incidente probatorio. L’autopsia è il passaggio fondamentale non solo per accertare le cause scientifiche del decesso e l’eventuale nesso di causalità con il deterioramento dell’organo, ma anche per restituire la salma ai genitori e procedere con i funerali. Nel frattempo, la Procura ha disposto il sequestro dei cellulari dei sette indagati. Domani verrà conferito l’incarico ai tecnici per analizzare chat, chiamate e comunicazioni intercorse tra i membri dell’equipe nei momenti del trasporto e dell’intervento. L’obiettivo è capire chi abbia dato l’ordine di utilizzare quel tipo di refrigerazione e perché le comunicazioni tra i reparti del Monaldi, come denunciato da Limongelli, si siano bruscamente interrotte nel momento del bisogno.


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