Sanità, i sindacati denunciano  il caso precari all’Asl Napoli 3. Seicento lavoratori con il fiato sospeso

Il clima nella sanità campana è rovente. La Cisl Funzione Pubblica di Napoli ha ufficialmente proclamato lo stato di agitazione per tutto il personale con contratto a tempo determinato in servizio nelle aziende ospedaliere e sanitarie dell’area metropolitana. Al centro della contesa c’è quella che il sindacato definisce una “mancata, incoerente e difforme” applicazione delle norme nazionali sulla stabilizzazione. Il segretario generale Luigi D’Emilio,(nella foto sotto)  in una dura lettera inviata ai vertici della Regione e alle Direzioni Generali, ha denunciato uno stallo inaccettabile. Nonostante la Legge Finanziaria 2026 abbia esteso fino al 31 dicembre di quest’anno i termini per trasformare i contratti precari in tempi indeterminati e per reinternalizzare i servizi, i segnali che arrivano da Palazzo Santa Lucia sono giudicati insufficienti o, peggio, contraddittori. Il fallimento del tentativo di conciliazione in Prefettura è stato l’ultima goccia che ha fatto traboccare un vaso già colmo di tensioni. Il braccio di ferro con l’Asl Napoli 3 Sud.

Il focolaio più critico della protesta si è acceso nell’Asl Napoli 3 Sud. La Cisl Fp ha già avviato le procedure giudiziarie contro l’azienda sanitaria, accusata di aver bandito concorsi pubblici senza prevedere la quota di riserva dei posti per i precari storici, ignorando di fatto le tutele previste dal Decreto Milleproroghe e dalla recente Manovra di Bilancio. «Non possiamo permettere che si bandiscano nuovi concorsi o si proceda con ulteriori assunzioni temporanee mentre centinaia di professionisti, che hanno garantito la tenuta del sistema durante e dopo l’emergenza, restano in un limbo», spiega D’Emilio. La norma è chiara: chi ha maturato 18 mesi di servizio (anche non continuativi) a partire dal gennaio 2020 ha diritto a un percorso certo verso il ruolo organico. La mancanza di un coordinamento uniforme a livello regionale sta però creando una “giungla” di comportamenti aziendali diversi, dove ogni ASL sembra muoversi secondo logiche autonome, spesso a danno dei lavoratori. I numeri della crisi.

La posta in gioco non è solo normativa, ma profondamente sociale. Sono circa 600 i lavoratori nell’area metropolitana di Napoli coinvolti in questa ondata di precarietà: infermieri, tecnici, operatori socio-sanitari e personale amministrativo che rappresentano l’ossatura di reparti spesso sotto organico. La Cisl Fp accusa la Direzione Generale della Salute della Regione Campania di “grande irresponsabilità”, puntando il dito contro la tattica del prendere tempo mentre le scadenze legislative incalzano. La mobilitazione non si fermerà alla proclamazione formale. Il sindacato ha già annunciato un calendario di sit-in di protesta che si terranno nei prossimi giorni presso le sedi delle varie aziende sanitarie napoletane. L’obiettivo è forzare la mano per l’apertura di un tavolo di confronto regionale permanente che imponga regole identiche per tutti i direttori generali, bloccando i bandi ritenuti illegittimi e accelerando le graduatorie di stabilizzazione.

Verso lo sciopero generale del settore
Se il muro contro muro con la Regione dovesse continuare, la Cisl Fp non esclude il ricorso allo sciopero generale del comparto. Una decisione estrema che andrebbe ad aggravare una situazione già complessa, segnata dalle croniche liste d’attesa e dalle carenze di personale che affliggono i grandi ospedali cittadini. «Non si gioca sulla pelle di chi ha servito lo Stato con dedizione», conclude D’Emilio. La battaglia della Cisl Fp si preannuncia lunga e determinata: la richiesta è la trasformazione della sanità campana da sistema “a scadenza” a servizio solido e strutturato, partendo proprio dal riconoscimento dei diritti di chi, negli ultimi sei anni, è stato in prima linea senza mai avere la certezza del domani.

 

 

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