“Pane, storia d’amore in tempo di guerra’ la doppia emozione di  Luisa Guarro al Centro Teatro Spazio di San Giorgio a Cremano

 

SAN GIORGIO A CREMANO – Per Luisa Guarro, che ha scritto e diretto ‘Pane, storia d’amore in tempo di guerra’, è stato particolarmente emozionante portare in scena l’opera al Centro Teatro Spazio di San Giorgio a Cremano, fondato da Massimo Troisi. Un teatro dove nel 1976 è nata la Smorifa di e con Troisi, Lello Arena ed Enzo De Caro. Il teatro è oggi anche un’Accademia ed è gestito dal regista, drammaturgo ed attore, Enzo Borrelli. Lo spettacolo ha riscosso successo di pubblico, dopo essere risultato vincitore dei premi per il miglior attore e il miglior disegno luci, al Festival internazionale del Drama Theater di Ryazan (novembre 2018).
Il lavoro teatrale è liberamente ispirato al racconto ‘Il Pane’ di Samira Azzam. In scena Marilia Marciello, Alessio Sica, Omar Suleiman. Disegno luci di Paco Summonte.
Come spiega Luisa Guarro si tratta di “una storia d’amore nata nel bel mezzo della breve guerra di resistenza civile dei palestinesi (1947). Protagonisti una volontaria infermiera e un improvvisato soldato, impegnati in azioni necessarie, rese urgenti dal pericolo di morte, che incombe tutt’intorno e nel contempo presi, miracolosamente, dalla bellezza e delicatezza, che ciascuno riconosce nell’altro, nonostante il freddo, il fragore delle esplosioni, nonostante la paura e la rabbia. La guerra separa i due innamorati e accade, un giorno, che la bella infermiera si faccia carico di portare pane ai soldati in trincea; Questi, privi di provviste da troppi giorni, sono affamatissimi … In questa storia d’amore e guerra, in cui l’amore dà significato alla guerra, quando la guerra è resistenza e non conquista e sopraffazione, si pone una questione contingente, ma immediatamente universale, attuale e quotidiana: mangiare o non mangiare il pane insanguinato, con il quale ogni giorno apparecchiamo le nostre tavole? Questa domanda, dibattuta da sempre, rimanda, nel racconto originale, al concetto religioso dell’Eucarestia”. “Nel mio adattamento teatrale – dice Luisa Guarro – accolgo la questione e alla risposta etico-spirituale di Samira Azzam sostituisco, con una variazione narrativa, una risposta materiale e meccanica, nel tentativo di far assurgere ad evento sacro un fenomeno materiale, quale è la soddisfazione della fame come diritto e dovere storico politico: Il dovere di ricordare, il diritto dovere di preservare la propria coscienza e la propria memoria, di non permettere alla fame di ottundere la mente, il diritto di morire con dignità umana. Propongo così, in un dialogo tra soldati esasperati, la mia riconsiderazione laica del senso dell’eucaristia”

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