L’EMERGENZA LAVORO – Anna, riso amaro alla Fiat… sognando l’Africa


Pomigliano d’Arco – Anna ci accoglie nella sua casa al primo piano di un vecchio palazzo. Il posto è piccolo e accogliente e dovunque ti giri le sue statuette ti mostrano un antico desiderio di partire per l’Africa. Ha una figlia di undici anni, lei ne ha trentadue, è divorziata da nove anni ed è in cassa integrazione alla Fiat da tre. “Prima percepivo milleduecento euro al mese, – ci racconta tra le risate amare – adesso ne ricevo novecento con l’assegno familiare. Mi ritrovo così ad arrivare a fine mese con circa duecento euro”. Alla Fiat Anna era una revisionista, eliminava insomma i difetti della vernice in due minuti per macchina. Adesso invece fa la mamma a tempo pieno ma ha dovuto rinunciare a dire sì alla figlia, che non segue più il corso di danza, non va più al mare da tre anni e non ha più un’assicurazione sulla vita. Sono circa in milleottocento gli operai nelle sue stesse condizioni e sono perlopiù giovani, ci dice. Ma in passato era diverso: “quando firmai il contratto – continua – piangevo di felicità. Avevo sempre lavorato a nero prima”. Adesso invece…buio pesto: “mi sento senza prospettive, il mio futuro, e quello di mia figlia, è incerto, mi sento allo sbando”. Descrive così la sua vita Anna che però mostra anche la sua forza d’animo e la sua invidiabile autoironia. Ma non finisce qua: “mia figlia soffre di mutismo selettivo, dovrebbe fare terapia con altri bambini ma io non posso pagarle le spese dello psicologo. Volevo assicurarle un futuro, avevo dei progetti per lei: col mio contratto a tempo indeterminato avrei potuto aprirle un negozio e pagarle gli studi. Lei non sarebbe finita a lavorare in fabbrica”.
Roberta Migliaccio
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