La cocaina dei clan, brucia nell’inceneritore dei rifiuti di Acerra

L’inceneritore abituato a inghiottire tonnellate di spazzatura ha bruciato un carico da 30 milioni di euro. Una tonnellata di hashish e dodici chili di cocaina, sequestrati dagli uomini del gruppo operativo antidroga del Gico della Guardia di finanza, sono finiti in fumo nel termovalorizzatore di Acerra, impianto-simbolo della lotta contro l’emergenza rifiuti in Campania. “C’é molta più soddisfazione, oggi”, dice l’operatore che apre dalla cabina-gru i tentacoli meccanici della benna per sganciare il carico nelle bocche del forno. “Una mazzata inferta al mercato della camorra”, conferma orgoglioso il tenente delle Fiamme gialle a capo della scorta, e che ha partecipato in prima persona alle operazioni di sequestro. Il prezioso carico arriva ad Acerra in un anonimo furgone, sorvegliato dalle auto e da numerosi uomini delle Fiamme gialle che, anche senza divisa, hanno comunque attirato l’attenzione degli operatori dell’impianto abituati solo all’ andirivieni dei compattatori di rifiuti. I pacchi con la droga sono stati poi raccolti nei quattro sacchi bianchi, buttati nella grande vasca di raccolta e da lì issati dal ‘polpo meccanico’ fino al forno. Il resto del percorso è stato controllato attraverso i monitor e dai piccoli oblo dell’inceneritore dai militari, i quali dovranno relazionare all’Autorità Giudiziaria competente l’avvenuta distruzione. Alla fine dell’operazione, durante la quale per ragioni si sicurezza sono state fermate le attività di scarico dei rifiuti, qualcuno degli operai, fino a quel momento tenuti lontano ma ormai informati del contenuto dei pacchi, si è avvicinato ai militari per complimentarsi. “La roba che avete portato è più monnezza della monnezza che vediamo arrivare qui e vi dico che avete fatto un grande lavoro a toglierla dalla strada. Bravi e grazie”. Mentre 30 milioni di euro finivano in fumo, un altro reparto della Gdf ha messo a segno a Napoli un ulteriore sequestro: 15mila pasticche di ecstasy e cinque kg di marijuana nascosti tra le orchidee, in un tir proveniente dall’Olanda. La droga era destinata al mercato partenopeo, per conto di un’organizzazione dedita al traffico di sostanze stupefacenti operante tra Campania e Abruzzo. Le sole pasticche di droga sintetica avrebbero fruttato quasi 500 mila euro.
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