(FOTOREPORTAGE) Viaggio “nell’Inferno” del Vesuvio. Da Ercolano e Torre del Greco a Ottaviano e Terzigno brucia tutto

Lasciate ogni speranza voi, ch’intrate“: è un Inferno, ormai, il Paradiso del Parco Nazionale del Vesuvio e, a popolare i suoi gironi, vi sono “ignavi”, ‘bugiardi”, “traditori del Creato, della Madre Terra e di Dio”. A traghettare gli abitanti da questo Inferno, percorrendo il “fiume di fuoco” che circonda una grossa parte del perimetro del Vulcano, non vi è Caronte, ma gli angeli della protezione civile, dei vigili del fuoco e delle forze dell’ordine che, al lavoro incessantemente da una settimana, aiutano ad evacuare i residenti della “selva oscura”, devastata dal fumo e dalle fiamme. Nel racconto fotografico della giornata di ieri, vi raccontiamo le “città dolenti”, tra “l’eterno dolore” delle “perdute genti”.
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Da Ercolano ad Ottaviano, passando per Torre del Greco, Boscoreale e Terzigno: brucia il Vesuvio… e il suo paradiso naturalistico, il Parco Nazionale, o meglio quello che dovrebbe essere un paradiso terrestre, si trasforma in un vero e proprio inferno. Fumo e fiamme, da circa una settimana, incessantemente, stanno devastando ettari su ettari di macchia mediterranea all’interno del sito protetto. Nella giornata di ieri, Martedì 11 Luglio, l’acmè: con decine di roghi che hanno bruciato i territori di Ercolano, Torre del Greco, Boscoreale, Terzigno e Ottaviano, arrivando a minacciare, con le loro fiamme e nubi di fumo, anche i centri abitati. L’ingente impiego di vigili del fuoco, uomini della protezione civile, personale di esercito, polizia di stato e locale, Carabinieri, elicotteri e canadair, al lavoro da più di sette giorni, non è comunque bastato per spegnere completamente le fiamme.

Torre del Greco – la salita de “il Sentiero”

TORRE DEL GRECO. Il nostro viaggio (fotografico) per l’inferno vesuviano parte dalla zona Nord di Torre del Greco. È primo pomeriggio e le fiamme hanno imperversato, per tutta la mattinata, la parte alta del comune corallino riuscendo a raggiungere anche due abitazioni. Ci mettiamo in “marcia” presso la salita che porta all’Hotel “il Sentiero”. Parcheggiamo la macchina nei pressi dell’albergo e ci incamminiamo verso il cratere percorrendo centinaia di metri tra la vegetazione morta, tra pneumatici, scheletri di elettrodomestici e motocicli: resti di un vasto incendio che qualche giorno prima ha colpito l’area. Dopo circa 10 minuti di cammino raggiungiamo così la pineta, dove proviene il fumo che ha finito per intossicare i residenti del città del Corallo. Sembra un paesaggio invernale quello dinanzi ai nostri occhi, a causa di uno strato di cenere bianca che, come fosse neve, ricopre il terreno circostante. Ma la temperatura rovente e un piccolo rogo a due passi da noi ci ricorda di essere in piena Estate, circondati da un fiume di fuoco che, da giorni, devasta l’area. Allertati dal volo degli uccelli e dal caldo asfissiante, decidiamo di lasciarci alle spalle la pineta (dopo aver segnalato la presenza del rogo ai vigili del fuoco, già impegnati nella zona alle spalle della Valle dell’Orso) per andare a fotografare la situazione dell’entroterra vesuviano. Il crepitio del fuoco si fa sempre più forte e, affrettando il passo, ci avviciniamo alla macchina. Nel riguardare indietro il panorama quasi apocalittico superato, osserviamo stupiti il piccolo incendio tramutarsi in un muro di fiamme che ci impedisce, addirittura, la vista del Cratere. In pochi secondi, causa il caldo secco e il vento, il fuoco si è espanso a dismisura, distruggendo decine e decine di alberi e piante.

Ottaviano – incendio con vista da Valle delle Delizie

OTTAVIANO. Ci spostiamo direzione Ottaviano. Decidiamo per la via più lunga: la strada statale 268 che congiunge i comuni vesuviani. Già nei pressi di Pollena Trocchia e Sant’Anastasia siamo investiti da una nube di fumo che ci impedisce la vista del panorama circostante. Sembra una grossa nuvola di pioggia quella che staziona sui territori alle falde del Vulcano, in realtà è il frutto di un vasto incendio che sta radendo al suo il Parco Nazionale del Vesuvio dal lato di Ottaviano. Raggiungiamo la cittadina, sede tra l’alto della Presidenza dell’area protetta e saliamo per la Valle delle Delizie fin quando polizia municipale, la protezione civile e i vigili del fuoco, ci impediscono di proseguire. Il sole è ancora alto in cielo. Ci fermiamo nei pressi di una piazzola e osserviamo le fiamme e il fuoco che tengono in allarme le forze dell’ordine sul posto. Al nostro fianco vi è il Presidente dell’Ente Parco Agostino Casillo che voci avrebbero voluto in vacanza per una crociera (così come vorrebbero il sindaco di Ercolano, Ciro Buonajuto, vicepresidente del PNV, a New York). Parla al telefono con i giornalisti, rassicurando che l’origine di tali incendi non è stata preceduta da alcuna sorte di intimidazione da parte dei clan di Camorra, prima di essere chiamato dai Carabinieri per salire sul luogo dell’incendio. Gli uomini della protezione civile e i vigili urbani richiedono aiuti. Pochi minuti dopo, arriva un’autobotte, incaricata di sedare le fiamme. Si attende l’arrivo di un’altra autobotte prima di intervenire, che però tarda ad arrivare. L’incendio, secondo le forze dell’ordine è comunque sotto controllo e non dovrebbe raggiungere il centro abitato e, soprattutto, una clinica nei paraggi. Decidiamo, così, di spostarci nuovamente. È il tramonto ormai… e il sole “scende alle spalle” della montagna confondendosi con il fuoco. Un elicottero sorvola la zona.

Tra Boscoreale e Terzigno

TERZIGNO E BOSCOREALE. Destinazione: Terzigno (dove preoccupano le condizioni di Cava Sari, per la presenza, al suo interno, di rifiuti, anche pericolosi) passando per una “silent hill” San Giuseppe Vesuviano, invasa da una fastidiosa nube di fumo che rende sempre più pesante il respiro. Una macchina della Protezione civile invita i cittadini a rimanere in casa e chiudere per bene infissi, porte e finestre. Tra la Pineta di Terzigno e il comune di Boscoreale una lingua di fuoco prepotente. Ci incuneamo con la mitica “Pandarella” tra le campagne di Terzigno, evitando i posti di blocco e raggiungendo le fiamme. L’aria è irrespirabile. Gli occhi bruciano e il buio incombe sulle nostre teste, dopo aver fotografato e filmato il fuoco. Ci hanno insegnato che terminare un articolo giornalistico così come lo si é iniziato, impreziosisce il “pezzo” e optiamo così per tornare a Torre del Greco.

Ercolano – incendio di notte – San Vito al Vesuvio by Alessandro Solimene

ERCOLANO – SAN VITO AL VESUVIO. Superiamo Torre Annunziata per tornare alle spalle della Valle dell’Orso. La camionetta dei vigili del fuoco, qui, ci impedisce il cammino. Gli “angeli del fuoco” ci parlano di condizioni notevolmente migliorate, al contrario, dunque, di una zona nord di Ercolano letteralmente in fiamme. San Vito al Vesuvio è completamente invasa dal fuoco. La mozzafiato Riserva del Tirone è ormai andata distrutta. Ripa di quaglia è assediata dalle fiamme. Nel frattempo sopraggiunge anche la protezione civile di San Giorgio a Cremano a coadiuvare lo spegnimento dei roghi, con l’aiuto di un elicottero, in una cava nei pressi del Ristorante la Siesta. A dare l’allarme lo stesso proprietario della cava, preoccupato soprattutto dalla presenza di bombole del gas. L’incendio però in tutta la zona a nord di Ercolano degenera. Si cerca per tutta la notte di tamponare il più possibile il fuoco in attesa di un aiuto aereo che dovrebbe arrivare intorno alle 6 del mattino. È notte, ormai. Ci lasciamo alle spalle il Vesuvio mentre centinaia di volontari e forze dell’ordine continuano il loro duro lavoro, aiutando anche la gente nelle operazioni di evacuazione.

Vesuvio in lontananza di notte by Alessandro Solimene

È un Inferno il Vulcano. Illuminato dal fuoco dei suoi roghi, arde per tutta la notte. Da Ercolano a Ottaviano. Passando per Torre del Greco, Boscoreale, Terzigno e San Giuseppe Vesuviano. La Terra dei Fuochi nel Parco Nazionale avvelenata come in cielo così in terra.

Dario Striano

si ringrazia per alcune delle foto del servizio Alessandro Solimene e Gianluca Acampora

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