Due aziende su tre riducono la produzione Calano anche i fatturati e la produzione

NAPOLI – La crisi economica sta mettendo in ginocchio l’economia dell’intero Paese, ma una delle regioni in cui c’è una situazione ancora più grave è la Campania. Le difficoltà per il tessuto produttivo campano sono dovute sia al perdurare della situazione di incertezza dei mercati internazionali e nazionali sia ai imiti strutturali e agli ostacoli che frenano la crescita del territorio regionale. È questa l’indicazione che emerge dall’indagine congiunturale condotta presso le imprese della Campania sulle performance economiche del 2011 e sulle attese per il 2012 da Unioncamere Campania, presieduta da Tommaso De Simone, in collaborazione con l’istituto Tagliacarne. L’Osservatorio Economico della Campania di Unioncamere rileva che n un contesto macroeconomico poco dinamico, soprattutto in seguito alla crisi economico-finanziaria, «l’economia regionale ha mostrato, infatti, di entrare più rapidamente in recessione e uscirne in modo piuttosto lento». Entrando nel dettaglio dei risultati dell’indagine, circa due imprese su tre hanno dichiarato di aver ridotto la produzione nel 2011, mentre il 58% ha visto diminuire il proprio fatturato rispetto all’anno prima. Anche per quanto riguarda le variazioni quantitative dei principali indicatori economici rispetto al 2010, le imprese campane hanno dichiarato un andamento mediamente negativo, con l’unica eccezione degli investimenti. A risentire maggiormente della difficile congiuntura del 2011 è stata l’attività produttiva, in modo trasversale tra i settori economici e le aree provinciali: tra gli indicatori analizzati la produzione registra, infatti, la maggiore contrazione (totale settori -8,8%), seguita dal fatturato (-6,7%). Le imprese campane hanno anche indicato una diminuzione degli ordinativi del -6,2%, causata da una domanda interna ancora debole. Una nota positiva giunge invece dagli investimenti, cresciuti nel 2011 del +1,3%. Questi andamenti negativi e le riduzioni dei livelli di attività si ripercuotono, di conseguenza, sul mercato del lavoro, che già negli scorsi anni aveva risentito in modo pesante degli effetti della recessione. Secondo i dati dell’indagine, infatti, nel 2011 il numero degli occupati nelle imprese campane è diminuito complessivamente del -2,3%, nonostante tre aziende su quattro abbiano dichiarato di aver mantenuto stabili i livelli occupazionali. Le imprese della provincia di Napoli mostrano performance relativamente migliori per tutti gli indicatori congiunturali, ma comunque in flessione rispetto al 2010 (produzione: -7,5%; fatturato: -5,5%), con gli occupati in calo del -1,5%. Sul versante opposto, le imprese avellinesi sembrano aver risentito in modo peggiore delle difficoltà congiunturali, registrando variazioni negative di produzione e fatturato a doppia cifra (rispettivamente -13,7 e -10,3%). Tra questi due estremi si collocano le performance delle altre province, tra cui spicca Benevento per l’andamento in rosso dell’occupazione (-5,8%) e il leggero incremento degli investimenti (+1%). A Caserta e a Salerno, invece, le imprese evidenziano flessioni accentuate della produzione (-11,4 e -10,7%). A livello settoriale, il settore primario ha conosciuto flessioni attorno al -20% per produzione e fatturato; anche nel settore edile e nel commercio l’incisiva contrazione della domanda ha avuto ripercussioni severe sui fatturati (-9,8 e -12,1%) e sulla produzione (-12 e -14,7%). Nei servizi alle persone si riduce soprattutto il margine operativo (-15%), ma anche gli altri indicatori mostrano valori peggiori rispetto alla media. La manifattura ed il turismo, altri due comparti di rilievo a livello regionale, presentano anch’essi una contrazione importante della produzione, superiore ai nove punti percentuali; per le imprese manifatturiere l’andamento tendenziale del fatturato e degli ordinativi rispecchia quello medio complessivo (rispettivamente -6,1 e -6,6%), per le attività turistiche invece la situazione è meno asfittica (fatturato: -5,3%; ordinativi: -5%).
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