#aiutiamogiuliana: parte dai commercianti di Forcella la campagna di sensibilizzazione per sostenere Giuliana Covella, la giornalista condannata a risarcire un boss di camorra

Da giorni su tutti i principali social campeggia l’hashtag #aiutiamogiuliana nato spontaneamente per sostenere la giornalista napoletana Giuliana Covella, condannata nel dicembre scorso a pagare un risarcimento di 17.412,12 euro a Giuseppe Misso, ex camorrista, oggi collaboratore di giustizia, per quanto scritto da lei nel libro “Rapido 904, la strage dimenticata”. 

Il mio intervento a La Radiazza su Radio Marte con Gianni Simioli su quanto mi è accaduto. Credo sia utile per far capire la vicenda.Grazie alla mia amica Tina per averlo realizzato per i social! ❤️

Publiée par Giuliana Covella sur Vendredi 15 mai 2020

Il libro “incriminato”: “Rapido 904, la strage dimenticata”. 

Il libro “incriminato” (pubblicato da Graus Editori nel 2014), provando a tracciare il quadro di un accordo tra mafia, Stato e Servizi segreti deviati, ricostruisce quella che fu definita la “strage di Natale”, in cui morirono 17 persone e ne rimasero ferite 267. Era il 23 dicembre 1984. Poco più di dieci anni prima, il 4 agosto 1974, un’altra ecatombe aveva scosso l’Italia, quella dell’Italicus con il suo bilancio di sangue di 12 morti e 48 feriti, che fu poi rivendicata da “Ordine nero”. Ma chi ha pagato per le vittime del Rapido 904? Di chi sono le responsabilità? Chi aveva interesse a far saltare in aria la nona carrozza del Napoli-Milano a bordo del quale viaggiavano tanti innocenti? Sono gli interrogativi sollevati dal volume della giornalista freelance napoletana che aveva provato. Sentire l’ex boss del rione Sanità, oggi collaboratore di giustizia ma quest’ultimo si rifiutò di rilasciarle interviste. I giudici condannarono il cassiere di Cosa Nostra Pippo Calò, i suoi aiutanti Guido Cercola e Franco Di Agostino e l’artificiere tedesco Friedrich Schaudinn, mentre fu assolto dal reato di strage l’ex boss della camorra Giuseppe Misso, condannato solo per detenzione di esplosivo insieme all’ex parlamentare Massimo Abbatangelo.

L’appello dell’associazione di Forcella 

Ora la cronista del quotidiano Il Mattino, impegnata da anni nella lotta per la legalità e nella difesa degli ultimi, per quanto scritto raccontando di una terribile pagina della nostra storia, deve un megarisarcimento danni a un ex boss, non avendone però le possibilità visto che è una professionista freelance precaria da anni. Ecco perché, conoscendo l’impegno quotidiano della giornalista, chi la segue da anni, in primis le associazioni del territorio, hanno deciso di sostenerla attraverso una raccolta fondi, cui possono partecipare, anche con una piccola somma, tutti i cittadini.

Ecco l’appello dell’associazione Commercianti di Forcella: “Chiediamo a tutti quelli che apprezzano il lavoro di questa giornalista sempre in prima linea per i deboli di aiutarla in questo difficile momento. La somma che Giuliana dovrà̀ pagare è arrivata a 17.412,12 euro. Chiunque vorrà dimostrarle con un gesto concreto il proprio sostegno, potrà farlo in inviando una donazione al seguente conto corrente:

T64K0200803444000105853195

Paese: IT

CIN/EU: 64

CIN/IT: K

ABI: 02008

CAB: 03444

Numero C/C: 00000105853195

BIC/SWIFT: UNCRITM1S04

CAUSALE: AIUTIAMO GIULIANA

La solidarietà dimostrata a Giuliana 

L’appello ha già dato i suoi frutti, creando una vera e propria mobilitazione da parte di amici, colleghi, personalità del mondo politico, sociale e culturale. “Attestati di stima, vicinanza e solidarietà concrete da parte di tantissime persone, molte di cui nemmeno mi aspettavo potessero avere a cuore questa mia particolare situazione” commenta la giornalista. Che però deve anche constatare come non manchi mai chi vuole speculare o creare “fraintendimenti” anche nelle situazioni più drammatiche ma assolutamente trasparenti nel loro evolversi, come questa. E allora ha sentito doveroso fare una precisazione dal suo profilo Facebook: “La sottoscritta non è andata a chiedere la carità a nessuno, né soprattutto i soldi che si metteranno insieme in questa raccolta fondi organizzata col cuore e con la massima trasparenza per me, serviranno a pagarmi viaggi, vestiti o altri svaghi. Perché la sottoscritta, cosa che voglio vi sia ben chiara, è una professionista precaria. Null’altro. E se in periodo di pandemia (inaspettata, nostro malgrado) anche io sono in difficoltà, è naturale che non abbia certamente pronti in tasca circa 18mila euro per pagare un ex boss, come ha stabilito la sentenza di un giudice lo scorso dicembre”.

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